Covid, la previsione sui nuovi casi: ecco le province più a rischio

57

La diffusione delle nuove varianti di coronavirus ha destato preoccupazioni in tutto il mondo. In Italia si è scelto di mantenere la linea della cautela con il Dpcm che sarà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile, in vista di un possibile aumento di casi dopo le avvisaglie dei giorni scorsi. Ma a fare una previsione ancor più pessimista è il fisico Roberto Battiston, docente all’Università di Trento, che ha osservato i dati dell’epidemia.

In un’intervista di Repubblica, Battiston ha fatto un confronto con i dati della seconda ondata: sta succedendo “qualcosa di simile a quanto avvenuto a ottobre, quando all’improvviso l’Rt ha iniziato a crescere, passando in 3 settimane e mezzo da 1,15 a 1,85. Allora però allora avevamo una serie di frecce al nostro arco per piegare la curva e riportarla a valori accettabili, cosa avvenuta ai primi di dicembre”.

Adesso, ha osservato il fisico, “stiamo già usando tutti gli strumenti a disposizione: mascherine, distanziamento, vaccini, immunità di gregge di chi si è già ammalato. Però abbiamo di fronte le varianti, molto più aggressive del virus ordinario, che stanno diventando le forme più diffuse”.

Covid, le province più a rischio

L’attenzione che prima era riservata alle regioni, ora è concentrata sulle province: “Quelle in condizioni più gravi – ha spiegato Battiston – sono una ventina, altrettante stanno peggiorando. Nel primo gruppo ci sono Pescara, Chieti, Matera, Salerno, Imperia, Bergamo, Brescia, Ancona, Ascoli, Campobasso, Monza, Trento e buona parte della Toscana. Tra le zone che peggiorano ci sono il comune di Napoli, il Piemonte, alcune province del Friuli, Frosinone, e province lombarde come Como e Cremona”.

L’esperto ha ricordato che, nelle province in cui sono state messe atto le misure di contenimento, si è osservato un calo dell’Rt, “ma bisogna essere rapidi” nell’intervenire.

Covid, la previsione sui nuovi casi: “Incrementi per 4 settimane”

Dopo l’allarme lanciato dal Cnr sul tempo di raddoppio dei nuovi casi, ecco la previsione di Battiston: “Per almeno 4 settimane il numero dei nuovi positivi continuerà a crescere. Ma dobbiamo agire subito per osservare gli effetti sull’Rt in 1-2 settimane. Se ritardiamo le azioni di contenimento ci fermeremo solo quando il sistema sanitario non reggerà più l’urto. Rischiamo di trovarci presto in una situazione molto peggiore di ottobre“.

Questo perché adesso, rispetto a settembre, in Italia ci sono molti più positivi: “Queste persone sono la benzina che può moltiplicare il fenomeno di contagio. Il fiammifero è l’Rt: se supera 1, come avviene in tante zone, l’epidemia ha un serbatoio di carburante enorme”.

Battiston ha quindi suggerito di istituire “restrizioni dure, lockdown, ma va trovato un percorso meno impattante. Invece di chiudere tutto per un tempo lungo, magari decidendo tra una settimana, sarebbe meglio scegliere interventi pesanti ma rapidi e in zone limitate, come si è incominciato a fare in alcune regioni”.