Sono molti i giovani tra i nuovi ricoverati. “L’età si sta abbassando, abbiamo pazienti giovani. Franco Blasi, direttore del reparto di Pneumologia del Policlinico e docente di Malatti dell’apparato respiratorio alla Statale di Milano, ha spiegato che l’identikit dei nuovi contagiati dal coronavirus è cambiato. Io per esempio ho ricoverato un paziente di 18 anni e uno di 30. Erano casi piuttosto rari nella prima e seconda ondata, ora l’impressione è che siano più frequenti”, ha spiegato in un’intervista riportata da Il Giornale.

“Anche tra i pazienti che arrivano al pronto soccorso sembra esserci una notevole differenza rispetto a qualche mese fa: adesso sono più giovani rispetto a quanto registrato durante le due ondate precedenti. Questa è ovviamente un’impressione, non possiamo fare nessun confronto reale. Sono spesso giovani che hanno malattie o un fattore che sappiamo aumentare il rischio in questa malattia, come l’obesità. Ovviamente ogni area ha le sue specificità e non possiamo generalizzare”, ha precisato il professore.

“Ormai siamo nella terza ondata, e se guardo alla mortalità del Covid-19 posso dire che più o meno è rimasta invariata rispetto alla prima e alla seconda ondata, sia in unità intensiva che nella semi intensiva che io dirigo. Parliamo ancora di una mortalità al 40% in intensiva e fra il 16% e il 18% nei reparti ad alta intensità. Quel che è cambiato è il tipo di pazienti che arriva”, ha sottolineato il dottor Francesco Blasi, parlando del suo ospedale.

Covid, molti giovani in terapia intensiva: il problema varianti

A fare la differenza potrebbe essere per il medico la diffusione delle varianti del coronavirus. “Se in un territorio è al 60% la variante inglese, che sembra agire più sulla diffusibilità dell’infezione, si crea una determinata situazione, che sarà diversa da quella di un’altra zona in cui magari agisce di più un’altra variante, che potrebbe esitare in una maggiore gravità. Il risultato è che a 200 chilometri di distanza può esserci un quadro completamente diverso dal nostro. Noi al momento non stiamo percependo questo fenomeno, ma l’arrivo di varianti può essere un problema importante anche nella gestione ospedaliera”.

Nelle previsione del professore anche Milano si appresta a vivere giorni difficili, in linea con quanto avviene in altre città lombarde come Brescia. “Al Policlinico di Milano si è passati per esempio da 5 o 6 pazienti al giorno a 12 o 14 giornalieri, di cui circa la metà sono da ricoverare. E abbiamo in questo momento i reparti Covid pieni, tanto che si è decisa l’apertura di un altro reparto dedicato”. L’unica soluzione, ha spiegato l’esperto, è quella del vaccino esteso a più fasce della popolazione e nel più breve tempo possibile.