Covid, nuova variante è più aggressiva: il parere degli esperti

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I virus, per loro stessa natura, sono soggetti a molteplici mutazioni che permettono loro di adattarsi meglio all’ospite e favorire la replicazione. Dall’inizio della pandemia di coronavirus, sono state individuate quattro versioni del virus Sars-CoV-2 individuato a Wuhan; la più recente è stata scoperta in Gran Bretagna.

Come riporta il Corriere della Sera, la prima variante, denominata “D614G”, è quella partita da Wuhan ed è comparsa in Italia tra febbraio e marzo. Nel giro di qualche mese si è diffusa in tutto il mondo ed ha scatenato la prima ondata della pandemia grazie a una rapida capacità di diffusione. Una seconda variante, denominata “20A.EU1”, è stata osservata a giugno nel Nordest della Spagna per poi diffondersi nel resto d’Europa gettando i semi della seconda ondata.

La terza mutazione, “Y453F”, è stata scoperta a novembre in alcuni allevamenti di visoni in Danimarca. Si crede che l’infezione sia passata dall’uomo agli animali e poi dai visoni all’uomo, mutando nel processo. L’ultima è quella della Gran Bretagna, e sebbene sia stata scoperta a metà settembre è soltanto a dicembre che si è diffusa massicciamente. La nuova variante di Sars-CoV-2 ha sollevato una forte preoccupazione tra le autorità sanitarie. In particolare, a destare allarme è il fatto che una delle mutazioni del nuovo ceppo inglese riguarda la proteina spike, ovvero quella che il virus utilizza per attaccare le cellule umane, che è anche ciò su cui fanno leva i nuovi vaccini per indurre una risposta immunitaria.

È bene chiarire subito che gran parte degli esperti non ritiene che questa mutazione possa avere conseguenze sull’efficacia del vaccino, per cui al momento l’unica vera preoccupazione riguardante il coronavirus mutato è quella sulla sua capacità di diffusione. Stando a quanto affermato da Chris Whitty, direttore medico del governo britannico, la nuova variante potrebbe circolare più rapidamente del 70%. Anche a causa di questa sua caratteristica, il coronavirus si è diffuso molto rapidamente a Londra e nella zona sudorientale dell’Inghilterra, dopo essere stato identificato per la prima volta a metà settembre. Al momento non sembra esserci evidenza su una sua maggiore letalità, anche se Matt Hancock, il ministro della Sanità inglese, ha ammesso che la situazione sarebbe “fuori controllo”.

Massimo Galli, primario di Malattie infettive all’Ospedale Sacco di Milano, ha spiegato al Corriere della Sera come si verificano le mutazioni e perché: “Sars-CoV-2 è un grosso virus a Rna, costituito da circa 30 mila basi (nucleotidi). Una caratteristica dei virus a Rna è non essere accurati nel replicare: ogni nuova copia può presentare mutazioni che si determinano in modo casuale. Se la nuova mutazione favorisce il virus rispetto all’ospite, o presenta un vantaggio competitivo sui ceppi già circolanti, può diventare dominante come sembra stia facendo in Gran Bretagna l’ultima che è stata segnalata”.

Carlo Federico Perno, direttore dell’Unità di Microbiologia all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha inoltre precisato al Corriere quali saranno i prossimi step della ricerca in merito al vaccino: “La comparsa del ceppo inglese dovrebbe portare a un’accelerazione delle campagne vaccinali, accompagnate da indagini sull’effettiva produzione di anticorpi. È possibile studiare l’efficacia dei vaccini sulla variante anche in laboratorio, ma credo che in questo momento sia più utile concentrarsi sui programmi di immunizzazione, dato che non ci sono evidenze che il virus modificato sia meno sensibile al vaccino. Certo, se i soggetti vaccinati dovessero venire infettati dal nuovo ceppo di Sars-CoV-2 saremmo di fronte a una brutta notizia, ma oggi non c’è ragione di ritenere che questo accadrà”.