Covid, quanto proteggono i vaccini dalle varianti: i dati dell’Iss

L’Istituto superiore di sanità ha diffuso l’ultimo report sull’efficacia delle vaccinazioni contro il Covid-19 in Italia, sulla base di infezioni, ricoveri e decessi dell’epidemia da coronavirus, con i dati aggiornati dal 4 aprile all’11 luglio. Nel periodo di tre mesi preso in considerazione, a partire da quando secondo l’Iss la campagna vaccinale ha raggiunto una copertura di massa, i quattro vaccini autorizzati nel nostro Paese hanno registrato valori di protezione molto alti: un’efficacia del 94.6% sui ricoveri e del 95,8% sui decessi.

Covid, quanto proteggono i vaccini dalle varianti: i dati dell’Iss

L’analisi è stata redatta per fascia d’età, seguendo tre criteri di categorizzazione dei casi, dividendo i soggetti tra chi è stato vaccinato con ciclo incompleto ed è in attesa del richiamo, chi è stato immunizzato con ciclo completo (due dosi, oppure una dose di Johnson & Johnson, o una sola dose per chi ha avuto il covid da meno di 6 mesi) e infine chi non è ha ricevuto alcuna iniezione anti-Covid.

I dati sull’efficacia risultano diversi a seconda dei parametri presi in considerazione. La protezione dall’infezione è in media di circa il 71% per i vaccinati con ciclo incompleto e oltre l’88% per i vaccinati con ciclo completo. Molto superiori i valori sulle ospedalizzazioni: in questo caso è in media dell’80,83% con la sola prima dose e del 94,57% con il richiamo, mentre le percentuali di ricovero in terapia intensiva sono rispettivamente dell’88,08%  e del 97,3%.

I vaccini garantiscono infine una protezione dai decessi del 79,01% di protezione con una dose, e del 95,8% con due dosi.

Covid, quanto proteggono i vaccini dalle varianti: l’analisi

Dal report emerge dunque l’importanza della doppia vaccinazione nella lotta all’epidemia da Covid-19.

Nel bollettino gli esperti dell’Iss hanno sottolineato, infatti, come “la maggior parte dei casi segnalati in Italia sono stati identificati negli ultimi 14 giorni in soggetti non completamente vaccinati (cioè che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino, che sono stati vaccinati con la prima dose o con il vaccino monodose entro 14 giorni dalla diagnosi stessa, ovvero prima del tempo necessario a sviluppare una risposta immunitaria completa al vaccino)”.

Riguardo la circolazione dei diversi ceppi del coronavirus sul territorio nazionale, nell’analisi emerge che “sebbene la variante alfa sia ancora la variante prevalente in Italia, la sua prevalenza sta diminuendo.

“I vaccini in uso mantengono contro questa variante, caratterizzata da una trasmissibilità più elevata rispetto a varianti precedentemente diffuse nel nostro paese, la loro efficacia nel prevenire casi di malattia ed infezione dovuti a questa variante –  viene confermato nel report. In linea con quanto osservato in altri paesi europei con elevata copertura vaccinale, anche in Italia si conferma una sempre maggiore diffusione della variante delta.”