Covid, rischio zona gialla: la richiesta di Zaia al governo

“Noi utilizziamo le regole di sanità pubblica che erano in vigore un anno fa, quando non c’erano i vaccini e il virus mieteva vittime e malati gravi. Sono regole prudenziali, lo capisco, ma ci troviamo in una fase diversa“. Così il presidente della Regione Veneto Luca Zaia in una intervista al Corriere della Sera, parlando della necessità di un cambio di strategia da parte del governo nella lotta al coronavirus.

Grazie alle vaccinazioni, sottolinea, ora la maggior parte dei contagiati sono soggetti asintomatici o con sintomi lievi della malattia. Per questo servirebbe un cambio di approccio che prenda atto della mutata situazione.

Zaia chiede che “si modifichino i parametri che determinano il passaggio da una zona colorata all’altra. Anziché considerare il numero dei contagiati, dobbiamo misurare i ricoverati. Quello che conta ora è il carico sugli ospedali”.

Perché, spiega, altrimenti “paradossalmente chi fa più tamponi, e quindi trova più contagiati, poi finisce in zona gialla o rossa pur avendo gli ospedali vuoti o quasi. Se va così, una Regione fa il minimo indispensabile di tamponi e basta”.

Zaia porta l’esempio del suo Veneto, la regione, dice, “che fa più tamponi in assoluto in Italia (437 ogni 100 mila abitanti)”. “Ne facciamo oltre 21 mila al giorno, numeri da zona rossa. Ma noi riteniamo che questa sia un’arma di prevenzione straordinaria, specie con i giovani”.

“Molti ragazzi, spiega Zaia, sono convinti che non gli succederà mai nulla (e per loro può essere vero). Non si rendono conto, però, che possono essere dei vettori del virus per parenti e amici magari più su d’età che non essendo vaccinati rischiano grosso”. “Per questo ai giovani diciamo: prima di andare a fare una festa o in luoghi a rischio venite a fare il tampone 24 ore prima. È gratis, non serve la ricetta medica e l’accesso è libero. Ve la sbrigate in pochi minuti”.