Covid, terapia del plasma: una nuova scoperta rivoluziona tutto

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L’efficacia terapeutica del plasma immune COVID non viene confermata dai risultati scientifici. Uno studio ha gettato una nuova luce sulla terapia del plasma e i suoi effetti per i malati di Covid-19. La ricerca, pubblicata sul “New England Journal of Medicine”, ha permesso di confrontare questa terapia basata sul sangue dei guariti con un placebo e le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori non sono buone.

La terapia del plasma “non funziona”: nuova scoperta

I ricercatori, sulla base dello studio randomizzato, sono giunti a queste conclusioni: “Nessun effetto significativo sullo stato clinico dei pazienti e sulla mortalità complessiva di chi ha ricevuto la terapia del plasma”. Per effettuare la ricerca, sono stati presi in considerazione 333 pazienti affetti da una forma grave di Covid-19. A 228 di loro è stato somministrato il plasma da convalescente, ricavato cioè dal sangue dei pazienti infettati dal coronavirus e poi guariti, mentre agli altri 105 è stato dato un placebo.

Dopo 30 giorni, hanno concluso i ricercatori dell’Hospital Italiano di Buenos Aires, “nessuna differenza significativa nei risultati clinici è stata notata tra il gruppo che ha avuto la terapia del plasma e il gruppo con il placebo”. La mortalità complessiva, secondo i dati ricavati dallo studio, è stata “del 10,96% nel gruppo del plasma convalescente e 11,43% nel gruppo placebo”.

Terapia del plasma, cos’è e come agisce

La terapia con plasma da soggetti convalescenti prevede il prelievo da persone guarite dal Covid-19 e la sua successiva somministrazione a pazienti con coronavirus. Prima della somministrazione, come spiega il ministero della Salute sul sito del Centro Nazionale Sangue, “il plasma iperimmune viene sottoposto ad una serie di test di laboratorio, anche per quantificare i livelli di anticorpi ‘neutralizzanti’ e a procedure volte a garantirne il più elevato livello di sicurezza per il ricevente”. Gli anticorpi presenti nel plasma, secondo la teoria, aiuterebbero il paziente a combattere l’agente patogeno andandosi a legare ad esso e “neutralizzandolo”.

“Al San Matteo di Pavia – spiega il dottor Cristallo Direttore Servizio Trasfusionale Apss – ne hanno visto l’efficacia entro i primi 10 giorni dalla comparsa dei sintomi, prima cioè che la situazione a livello polmonare diventi complicata. Inoltre in alcuni casi si è notata una svolta nella situazione clinica già con una somministrazione da circa 200-300 ml di plasma”.