Alcune regioni rischiano la zona gialla già prima di Natale, con maggiori restrizioni già dal 20 dicembre: si tratta della Provincia autonoma di Trento, già questa settimana sulla soglia di allerta per occupazione di terapie intensive e posti letto in area medica, ma anche di Liguria, Marche, Veneto, Valle d’Aosta e Lazio. Più stabile la situazione in Lombardia grazie anche all’alta disponibilità di posti negli ospedali.

Tuttavia basta spostare l’orizzonte a dopo le festività per assistere ad un cambio di scenario che ha toni ben più drammatici. L’istituto superiore di sanità ha redatto una stima sulla probabilità che nei prossimi trenta giorni possano essere superati i livelli critici di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica.

Va ricordato che l’area gialla scatta con il 10% di occupazione delle terapie intensive e il 15% negli altri reparti ospedalieri non in area critica: solo Molise, Basilicata, Campania e Sicilia hanno una alta probabilità di restare in zona bianca mentre il resto d’Italia dopo la Befana sembra destinata all’area gialla.

Poco male si potrebbe pensare, dato che diventerebbe obbligatorio solo l’utilizzo della mascherina all’aperto, come tra l’altro già succede in molte città. Ma la situazione cambia con il passaggio in area arancione dove le restrizioni scattano per tutti i non vaccinati.

L’Iss stima che vi sia una buona probabilità che il raggiungimento del 20% di occupazione delle terapie intensive e il 30% in area medica possa riguardare il Piemonte e Bolzano, ma anche la Sardegna sarebbe a rischio.

I numeri preoccupanti e l’incubo della zona rossa

L’Iss stima inoltre come sia altamente possibile (probabilità maggiore del 50%) che entro 30 giorni alcune regioni finiscano in zona rossa con restrizioni che colpiscono tutti, vaccinati inclusi. Si tratta di Veneto, Liguria, Abruzzo. A rischio anche Marche, Emilia Romagna e Calabria.

E questi dati – è bene ricordarlo – sono solo stime che non tengono conto dell’impatto che avrà la diffusione della variante Omicron. Nel Regno Unito sono stati pubblicati nuovi dati che mostrano la capacità della mutazione di aggirare lo scudo immunitario offerto dai vaccini, così come dalle precedenti infezioni da Covid.

A conti fatti i tempi di raddoppio dei contagi potrebbe essere di appena tre giorni, con una progressione che porterebbe a un milione di nuovi casi al giorno entro Natale solo nel Regno Unito. È ancora troppo presto per avere dati certi riguardo alla pericolosità dell’infezione da Omicron (pare possa dare una malattia con sintomi più lievi): di certo il timore per un ennesimo lockdown comincia a serpeggiare nella mente di tutti noi.