Covid, variante delta preoccupa: Vaccini e sintomi, cosa sappiamo

La variante Delta (indiana) del coronavirus preoccupa. Il Regno Unito innanzitutto, dove è diventata la forma dominante del virus, ma anche il resto dei Paesi europei. Perché, secondo gli ultimi studi, è più contagiosa e comporta un rischio di ricovero in ospedale quasi doppio rispetto a quello della variante Alfa (inglese).

Nel Regno Unito la variante Delta è diventata la forma di coronavirus predominante, tanto da indurre il governo di Boris Johnson a rinviare di alcune settimane la rimozione delle ultime misure restrittive anti Covid.

Stando ai dati diffusi dalle autorità sanitarie, in Inghilterra non si registravano così tanti casi di coronavirus da marzo, nonostante l’alto numero di cittadini che sono stati vaccinati.

Sul ceppo del virus nato in India il direttore di Malattie infettive del Sacco di Milano, Massimo Galli, ha ammesso che “c’è un po’ più di un poco di paura”.

Variante Delta: cosa sappiamo

Secondo un recente studio pubblicato su Lancet, la variante Delta è del 60% più contagiosa di quella Alpha (inglese), a sua volta già più contagiosa del ceppo originario del virus. E provoca generalmente sintomi più forti, comportando un maggior rischio di ospedalizzazione e tempi di guarigione più lunghi.

La variante identificata come B.1.617, scoperta per la prima volta ad ottobre nell’India centrale, preoccupa anche per la sua capacità di “bucare” in parte la protezione offerta dai vaccini.

Stando ad un recente studio condotto in Scozia, i vaccini anti Covid, in particolare quelli a mRNA, offrono un’ottima protezione contro la variante Delta, seppure inferiore rispetto a quella contro la variante inglese.

Il vaccino Pfizer-BioNTech fornisce contro il ceppo indiano una protezione dall’infezione del 79%, rispetto al 92% di protezione con la variante inglese. Per AstraZeneca invece, è stata rilevata una protezione del 60%, rispetto al 73% della variante inglese.

Resta invece alta anche per la variante Delta la protezione contro le forme più gravi della malattia provocate dal virus.

Variante Delta in Italia: la situazione

In Italia la variante è presente e circola, ma i contagi rilevati finora sono pochi. Tra questi c’è il caso del focolaio individuato in una palestra di Milano, con almeno 12 persone infettate, tra cui una che aveva completato il ciclo vaccinale.

Al momento solo il vaccinato è risultato infetto dalla variante Delta, per gli altri si attende l’esito dei test di laboratorio. L’Ats ha reso noto che “solo un caso su 12 è stato ricoverato mentre gli altri sono seguiti al domicilio”.

Sulla variante Delta “dovremo fare più attenzione”, ha detto all’Adnkronos il virologo Fabrizio Pregliasco: il rischio è che “in autunno ci sia un rialzo dei contagi, un colpo di coda del virus”.

“La situazione inglese ci deve preoccupare perché dobbiamo sorvegliare e far si che non esistano dei cluster da variante indiana, serve un’attenta sorveglianza che con i numeri attuali italiani (1.000-1.500 positivi) possiamo sequenziare tutti i nuovi contagi e verificare se c’è la variante”, avverte l’infettivologo del San Martino di Genova Matteo Bassetti.