Covid Veneto, Crisanti: ecco cosa sta accadendo

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Gli ultimi bollettini del ministero della Salute sull’epidemia di coronavirus in Italia hanno fatto emergere dei dati molto diversificati nelle regioni italiane: quella che sta registrando su base quotidiana il maggior incremento di nuovi casi è il Veneto, con un evidente distacco dalle altre.

In Veneto più casi che nel resto d’Italia

Ad oggi, 28 dicembre, i nuovi casi registrati in Veneto sono 2.782. Nel bollettino del 27 dicembre, su 8.913 nuovi contagi totali, il Veneto ne ha fatto registrare 3.337. Il giorno precedente, su 10.407 nuovi positivi, nella regione ce n’erano 2.523. Sono numeri che hanno spinto il governatore Luca Zaia ad approfondire la questione in un’intervista del Corriere della Sera, in cui spiega perché in Veneto ci sono tanti contagi.

La spiegazione di Zaia, riconducibile al metodo con cui vengono annotati i positivi e al gran numero di tamponi rapidi effettuati, non sembra però aver convinto il virologo Andrea Crisanti. A “L’aria che tira” su La7, incalzato dal giornalista Francesco Magnani in merito all’ipotesi che i contagi siano dovuti alle nuove varianti scoperte in Veneto, il virologo ha risposto: “Penso proprio di no”.

Covid in Veneto, i contagi dovuti a due fattori

“Io penso che il problema del Veneto – ha precisato Crisanti – è legato fondamentalmente a due fattori: uno è la zona gialla, determinata da questi 21 parametri per i quali pesano moltissimo i posti nelle terapie intensive; per cui c’è questo paradosso che il virus circola perché ci sono più posti in terapia intensiva”.

“L’altro fattore – ha proseguito Crisanti – è quello di aver puntato tutto sui tamponi rapidi che hanno una sensibilità bassa, e hanno permesso in qualche modo che le Rsa venissero infettate. In Veneto abbiamo una quantità di Rsa infettate senza precedenti”.

Covid in Veneto, la spiegazione di Crisanti contro quella di Zaia

Magnani ha quindi riportato la spiegazione di Zaia, che Crisanti ha quindi commentato: “È una questione statistica, teoricamente più tamponi si fanno e più si interrompono le catene di trasmissione. Quindi è vero, facendo tanti tamponi si creerebbe all’inizio e per pochi giorni un aumento di casi, ma poi questo dovrebbe essere seguito da una drastica diminuzione“.

“In Veneto si ha invece un aumento costante dei casi e dei numeri di morti senza precedenti, quindi è sbagliata proprio la lettura”, ha concluso Crisanti.