Il microbiologo dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, ha apprezzato il fatto che il Ministero della Salute abbia anticipato a 5 mesi la somministrazione della terza dose. Lo ha dichiarato in un’intervista al Quotidiano Nazionale, anche se ha poi aggiunto come si dovesse agire prima invece di seguire “il falso mito dell’immunità di gregge all’80% di immunizzati, poi raggiunto a fine settembre. L’unica strada da percorrere sono i vaccini”.

Problema terza dose, cresce il rischio di contagio

Crisanti ha spiegato che la gestione da parte delle autorità dovrebbe guardare non tanto all’andamento della curva, quanto all’efficacia della profilassi anti Covid che cala col trascorrere dei 6 mesi dalla prima dose: “La protezione dal contagio cala dal 95% al 45%, quella dalla malattia grave dal 90% al 65%“.

“Purtroppo pochissimi riusciranno a fare la terza dose nei tempi previsti“, ha aggiunto. Il motivo? La maggior parte della gente si è vaccinata fra aprile e luglio: “Siamo quantomeno prossimi a essere scoperti dal rischio d’infezione di contrarre la malattia in forma grave.

Crisanti contro il Green pass: “Non è una misura di sanità pubblica”

Per quel che invece riguarda le modifiche relative al Green pass, che escludono di fatto la possibilità di avere un certificato verde se non si è vaccinati o guariti, Crisanti ha detto: “Può avere un senso in relazione ai test antigenici (rapidi, ndr), meno per quelli molecolari“.

“Ulteriore dimostrazione del fatto che il Green pass – ha aggiunto – non è una misura di sanità pubblica: resto a favore dell’obbligo vaccinale, al massimo avrei ridotto la validità del certificato a 6 mesi. Bisognava evitare lo sfasamento fra la reale copertura vaccinale e il pass. Ma che possiamo farci? In Italia siamo sempre per la creatività“.