Decreto per il dopo Pasqua: le misure al vaglio tra riaperture e strette

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Il governo è al lavoro per stemperare le tensioni innescatesi tra le Regioni e il premier Draghi, che pochi giorni fa ha strigliato i territori dicendo che le differenze tra le Regioni nella somministrazione delle dosi di vaccino “sono difficili da accettare”. Dal canto loro i governatori hanno respinto le accuse, sostenendo che il governo abbia tentato la via dello scaricabarile. Tensioni che devono essere superate anche per trovare la quadra sul nuovo decreto, e le relative misure, per il periodo che succederà alla Pasqua. C’è chi parla di riaperture e chi frena, alla luce dei dati Covid che per ora restano allarmanti.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi, con i ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari regionali Mariastella Gelmini, come rende noto il Corriere della Sera, sta individuando un percorso condiviso con gli scienziati. Sul tavolo c’è l’ipotesi di una zona gialla ‘rafforzata’ per le Regioni dove la curva epidemiologica mostrerà un calo dopo Pasqua. L’idea è di provare a dare respiro a bar e ristoranti, con l’apertura dei locali a pranzo, sia pur con un orario ridotto (si parla di chiusure entro le 15 o le 16 per evitare l’orario aperitivo, foriero di assembramenti). Resterebbero in vigore i divieti della fascia arancione nel fine settimana e il lockdown per il weekend del primo maggio.

Altra ipotesi, è quella di far riaprire anche in zona rossa i negozi di barbieri e parrucchieri così da evitare che ci sia il servizio a domicilio, dove è più difficoltoso, rispetto all’attività svolta nei locali, far rispettare le regole anti contagio.

Si sta inoltre discutendo di mantenere tutta Italia in zona arancione o rossa nei fine settimana. Restrizioni che diventerebbero lockdown per sabato primo maggio e domenica 2. Infine si sta discutendo sulla proroga dello stato di emergenza. Speranza è sicuro che debba essere procrastinato fino a luglio, per consentire di intervenire con misure urgenti e puntuali, anche per via dei ritardi del piano vaccinale.