Secondo i dati raccolti dal servizio di psicologia online Unobravo, da novembre 2021 a gennaio 2022, le richieste di supporto per depressione lieve sono aumentate del 466%; nello stesso periodo, il tasso di crescita di persone che hanno dichiarato di aver perso interesse per ciò che le circonda è stato pari al +476,5%.

Se la curva decresce nei mesi primaverili ed estivi, il trend indica che, a partire da settembre, il numero di utenti in cerca di un aiuto professionale per sintomi connessi a uno stato depressivo sia nuovamente aumentato.

Da notare, inoltre, come le fasce d’età più giovani siano quelle più interessate: negli ultimi tre mesi (set-nov 2022), infatti, ben il 32,93% e il 36,86% sono rappresentati, rispettivamente, da giovani tra i 18-24 e 25-34 anni; solo il 16,06% degli utenti si trova invece nel range 35-44 anni.

“Sono sicuramente tanti i motivi per cui molte persone iniziano a manifestare sintomi connessi a uno stato depressivo, anche in forma lieve, e sono spinte a chiedere un supporto terapeutico – commenta la Dott.ssa Valeria Fiorenza Perris, Direttore Clinico di Unobravo -.

Come evidenziato, le richieste che arrivano al nostro Servizio tendono a salire soprattutto nei mesi autunnali e invernali. Questo potrebbe essere collegato, ad esempio, alle festività natalizie, periodo in cui parla della cosiddetta sindrome del Natale o Christmas Blues, o la significativa riduzione di luce solare, da cui il disturbo affettivo stagionale (SAD – Seasonal Affective Disorder)”.

Tra tavole imbandite, regali e lucine dappertutto, complici anche i social network, è facile pensare che il periodo legato alle feste debba rendere tutti felici e sereni. Proprio questo immaginario può portare a un brusco calo dell’umore soprattutto in soggetti che si sentono soli o guardano a tutto quello che c’è attorno come lontano dalla propria realtà.

Come ricorda la Dott.ssa Emma Lerro, psicoterapeuta di Unobravo, in un articolo dedicato, l’espressione “sindrome del Natale” è un “modo comune per indicare uno stato di malessere che possiamo vivere nelle feste natalizie” a cui corrisponde una serie di manifestazioni subcliniche come la malinconia, gli sbalzi d’umore, l’ansia e irritabilità o l’apatia.

Il periodo natalizio, infatti, “può generare una forte ambivalenza, portando con sé una serie di fattori stressanti”: si pensi alle occasioni sociali in cui è facile che si generi tensione o stress emotivo a causa di problemi familiari o relazioni conflittuali.

Anche il momento dei “bilanci di fine anno” può rappresentare un’occasione in cui si guarda agli obiettivi raggiunti, ma anche a quelli ancora lontani: “pensieri di inadeguatezza e insoddisfazione possono, così, influire negativamente sull’umore e rendere triste il Natale”, spiega la Dott.ssa Lerro.

Quando la malinconia legata alle feste non si risolve con il trascorrere delle vacanze, potrebbe trattarsi del disturbo affettivo stagionale: proprio a causa del ritmo biologico che impatta in modo negativo sulla produzione di alcuni neurotrasmettitori nel cervello, tra cui la serotonina – nota per i suoi effetti sul miglioramento del tono dell’umore – esso vede il suo periodo di picco nei mesi invernali.

Stanchezza, senso di affaticamento, irritabilità, difficoltà di concentrazione, ipersonnia e iperappetenza sono alcuni fra i sintomi più frequenti.

Sperimentare una moltitudine di emozioni, come la gioia, l’entusiasmo, la rabbia o la vergogna, fa però parte dell’essere umani e provare tristezza non deve spaventare: per affrontare un momento di difficoltà, legato ad esempio alle festività o al periodo invernale, può essere d’aiuto intraprendere un percorso psicologico.

Grazie a un supporto esterno è possibile imparare ad ascoltare e accogliere le proprie emozioni senza giudicarle, ma anche riconoscere i pensieri e i comportamenti che incidono sul nostro umore e che possono portare a stati di depressione.