Le cronache degli ultimi giorni stanno riportando notizie amare. Su gran parte del continente Europeo, infatti, le temperature sono aumentate accompagnate da un forte aumento dell’umidità. Così in molti, specie bambini e anziani, hanno accusato forti malori e, nei casi più gravi, si sono registrati dei decessi.

E bene sì, di caldo “si muore”, e purtroppo questa espressione non è più destinata a essere solo un modo di dire. Il riscaldamento globale ci sta presentando il conto, con danni che nuoceranno gravemente non solo all’ambiente ma anche all’uomo. Ma quando le temperature diventano effettivamente pericolose per l’essere umano? Fino a quanto il nostro corpo è in grado di sopportare?

Quando il caldo è troppo caldo? L’esperimento

Lo PSU HEAT, un progetto in corso della Penn State University volto a determinare limiti ambientali critici oltre i quali non è possibile l’equilibrio termico con l’ambiente, ha misurato lo “stress da calore” degli esseri umani in un ambiente controllato. Per rispondere alla domanda “quando il caldo è troppo caldo” per il nostro corpo, gli scienziati hanno osservato i parametri vitali e le condizioni di alcuni volontari, uomini e donne giovani e sani, per avere maggiori informazioni su quali sono le combinazioni di temperatura e umidità che iniziano a diventare dannose anche per chi non è considerato soggetto fragile o a rischio, a livello di salute.

Ogni partecipante ha ingerito una piccola pillola di telemetria, che ha monitorato la temperatura corporea profonda o interna. Il gruppo di volontari è stato poi posizionato all’interno di una camera ambientale, mentre poneva in essere azioni volte a simulare le attività minime della vita quotidiana, come cucinare e mangiare. I ricercatori hanno così aumentato lentamente la temperatura nella camera e, quando la loro temperatura interna ha iniziato a salire, anche dell’umidità. La combinazione dei diversi equilibri termici ha sempre avuto come scopo principale l’individuazione delle soglie critiche, quelle cioè che una volta raggiunte o superate rappresentano un problema per l’uomo.

Non è tanto il caldo, ma l’umidità

C’è una combinazione di temperatura e umidità che determina l’aumento della temperatura interna della persona, chiamata tecnicamente “limite ambientale critico”: al di sotto di questo limite il corpo è in grado di mantenere una temperatura interna relativamente stabile nel tempo. Al di sopra, invece, la temperatura interna aumenta continuamente e il rischio di malattie legate a esposizioni prolungate al calore aumenta.

Nel caso più grave, un’esposizione prolungata a temperature alte può provocare un colpo di calore, un problema pericoloso per la vita dell’uomo, che richiede un raffreddamento immediato e rapido e cure mediche.

Secondo lo studio PSU HEAT, la soglia critica (cioè pericolosa per l’uomo) si raggiunge in due casi, ovvero quando si registrano:

  • una temperatura di 31° e 100% di umidità;
  • una temperatura di 38° e 60% di umidità.

Ma perché il grado di umidità può fare la differenza?

Quando il corpo si surriscalda, il cuore deve lavorare di più per pompare il flusso sanguigno sulla pelle e dissipare il calore, così sudiamo e, di conseguenza, i nostri fluidi corporei diminuiscono. In ambienti caldi ma asciutti quasi tutto il sudore prodotto evapora e “raffredda” il corpo, il che vuol dire che maggiore è l’umidità e più fatica fa il sudore a evaporare, pertanto: maggiori sono i rischi per l’uomo durante un’ondata di calore in questi casi.

Inoltre, c’è da dire che questi esperimenti sono stati condotti osservando persone sane. Se si tiene conto dei soggetti affetti da malattie cardiache, disturbi respiratori e altri problemi di salute, nonché di quelli che assumono determinati farmaci, il rischio per la salute e per la vita stessa sale vertiginosamente. Non a caso, le persone di età superiore ai 65 anni rappresentano circa l’80% -90% delle vittime del caldo.