La professione infermieristica è una di quelle che ha visto la maggior crescita negli ultimi anni: da un lato, la popolazione che continua ad invecchiare crea la necessità di avere sempre più professionisti sanitari, dall’altro, la pandemia del 2020 ha messo a dura prova il sistema sanitario nazionale e ha reso evidente l’importanza vitale che hanno gli infermieri all’interno dei nostri ospedali.

Come si diventa infermiere?

Il percorso per diventare infermiere è piuttosto lineare: dopo aver conseguito la maturità è necessario iscriversi all’università e conseguire la laurea triennale in scienze infermieristiche o infermieristica pediatrica. Alcuni atenei richiedono un test d’ingresso per accedere al corso di laurea ed è sempre necessario effettuare un tirocinio formativo durante il percorso di studi, che termini con una prova finale che ha lo stesso valore di un esame di stato e abilita all’esercizio della professione e all’iscrizione all’albo.

Dopo i tre anni puoi scegliere se andare direttamente a lavorare o continuare il tuo percorso con una laurea magistrale per aumentare il tuo livello di specializzazione, ad esempio per diventare infermiere di sala operatoria o di terapia intensiva e rianimazione, o seguire master o corsi di perfezionamento.

Infermiere: come entrare nel mondo del lavoro

Una volta che hai ottenuto la laurea e vuoi iniziare la tua carriera come infermiere, hai due possibilità: lavorare come dipendente o iniziare la tua attività come libero professionista.

Infermiere dipendente

Quando si pensa ad un infermiere, la prima immagine che viene in mente è quella dell’ospedale dove questi professionisti svolgono un ruolo fondamentale nella cura dei pazienti.

L’ospedale però non è l’unico luogo in cui puoi lavorare come infermiere. La tua professione ha un ruolo cruciale anche in cliniche, hospice, case di riposo, istituti di cura per lungodegenti, ambulatori ma anche contesti che tradizionalmente non si associano alle professioni sanitarie come istituti penitenziari e cooperative sociali.

Quando la struttura è statale, per accedere ad un posto di lavoro è spesso richiesto il superamento di un concorso pubblico per cui, oltre alla laurea, è sempre richiesta anche l’iscrizione all’albo dell’ordine delle professioni infermieristiche.

A seconda dell’ente in cui lavori, della tipologia di contratto e della tua specializzazione, il tuo stipendio netto può variare tra i 750€ e i 2.000€ al mese

Infermiere libero professionista

Una prospettiva di carriera spesso poco considerata dai neolaureati è quella della libera professione.

Un infermiere libero professionista può lavorare a domicilio, andando direttamente dal paziente per effettuare medicazioni e procedure senza spostarlo dalla propria casa, o prestando i propri servizi a chiamata all’interno di ambulatori e cliniche private.

Come libero professionista, puoi anche lavorare in partnership con altri enti come farmacie o centri diagnostici privati per ampliare la rosa di servizi che vengono offerti ai pazienti come ad esempio prelievi di sangue, cambio di medicazioni, somministrazione di farmaci per iniezione.

Anche per lavorare come infermiere libero professionista avrai bisogno della laurea e dell’iscrizione all’albo. Dovrai poi aprire la Partita IVA ed iscriverti ad ENPAPI, l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica a cui versare i contributi per la pensione.

Dovrai scegliere il tuo codice ATECO e il regime fiscale più adatto alle tue esigenze, dovrai utilizzare un servizio per la fatturazione elettronica e rivolgerti ad un commercialista per le dichiarazioni fiscali.

Se cerchi supporto nel prendere queste decisioni, Fiscozen offre una consulenza fiscale gratuita e senza impegno con un esperto, al quale potrai rivolgere tutte le domande sulla Partita IVA.

Compiere una scelta di carriera non esclude necessariamente l’altra: puoi decidere di iniziare a lavorare come dipendente al fianco di professionisti più esperti da cui imparare trucchi e tecniche e poi passare alla libera professione e puoi anche scegliere di svolgere entrambe contemporaneamente, affiancando al tuo lavoro dipendente un’attività autonoma per raggiungere ad aiutare più pazienti.

In quest’ultimo caso, però, devi fare attenzione al tuo datore di lavoro e alla tua tipologia di contratto: se lavori per un ente pubblico puoi essere contemporaneamente titolare di Partita IVA solo se hai un contratto part-time o comunque non superiore al 50%.