Neuralink di Elon Musk è sotto indagine federale dopo la morte di circa 1.500 animali dal 2018 in seguito ai test condotti. Lo riporta il Guardian, sottolineando che lo staff della società ha lamentato test condotti in fretta causando sofferenza e morte degli animali. La società sta sviluppando un impianto cerebrale nella speranza che possa aiutare le persone paralizzate a camminare di nuovo e curare altri disturbi neurologici.  

Le sperimentazioni di Neuralink

La cifra riportata dalle fonti citate da Reuters rappresenta una stima approssimativa perché l’azienda di Musk non tiene un registro con il numero preciso di animali testati e uccisi.

Le normative statunitensi non specificano quanti animali possono essere utilizzati dalle aziende per la ricerca e danno un ampio margine di manovra agli scienziati per determinare quando e come utilizzare le cavie negli esperimenti. Inoltre, Neuralink ha superato tutte le ispezioni del Dipartimento americano dell’Agricolture all’interno delle sue strutture.

L’annuncio di Musk

Con un evento dedicato allo sviluppo del chip per impianti cerebrali portato avanti dall’azienda, Elon Musk aveva annunciato di aspettarsi che “entro 6 mesi il primo device di Neuralink sia sperimentato su un essere umano”.

Una volta ultimato, secondo gli obiettivi del progetto, il dispositivo dovrebbe consentire alle persone affette da paralisi di riacquisire la mobilità, ma l’impianto del chip potrebbe aiutare a combattere alcune malattie degenerative come il Parkinson e l’Alzheimer.

Vogliamo essere molto attenti e soprattutto certi che funzionerà, prima di impiantare il chip nel cervello di un essere umano. Intanto, però, abbiamo sottoposto alla Fda (l’Authority americana sui farmaci e la ricerca medica, ndr) tutta la nostra documentazione” aveva dichiarato ancora Musk.

Neuralink, con base nella Bay Area di San Francisco e a Austin, Texas, è stata lanciata nel 2016 e, fino a questo momento, ha condotto test solo su animali. Nell’ultimo test presentato al pubblico più di un anno fa una scimmia riuscì, grazie all’impianto cerebrale, a giocare a un videogame in modo completamente autonomo.