Le aziende energetiche tornano ad aumentare i prezzi, nonostante la sentenza del Consiglio di Stato che sospende le misure adottate dall’Antitrust contro tali aumenti.

In anticipo rispetto alla scadenza del periodo di preavviso di 90 giorni, alcune aziende stanno iniziando a notificare agli utenti che apporteranno modifiche a partire dal 1° marzo.

Secondo Il Sole 24 Ore, nel 2022 i clienti con contratti a prezzo fisso hanno speso il 40% (alcuni addirittura il 50%) in meno per l’energia rispetto a quelli con tariffe variabili.

Dopo la scadenza dei contratti iniziali di 12 o 24 mesi e in alcuni casi risalenti alla fine del 2021 o all’inizio del 2022, i clienti hanno iniziato a subire aumenti di prezzo fino a 3-4 volte superiori a quelli pagati.

Alcune società, tra cui Iren, A2a, Engie ed Enel, hanno continuato a offrire ai propri clienti tariffe variabili per il gas.

In parte, ha ricordato il quotidiano economico, questa decisione è stata presa perché queste stesse società sono state oggetto di attenzione da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha avviato un procedimento per contestare le proposte di modifica dei prezzi di fornitura dell’elettricità e del gas naturale, oltre alle successive proposte di rinnovo delle condizioni contrattuali.

Società come Eni Plenitude e Acea hanno sospeso le proposte a tasso fisso, così come hanno fatto molte altre aziende.

La disdetta di un contratto con l’azienda elettrica e il passaggio dalla tariffa fissa a quella variabile, ad esempio, costerebbe ai consumatori 290 euro nel primo trimestre.

Molto meno del costo del Servizio di Maggior Tutela di Arera (che è ancora disponibile, se si sceglie di aderire). Secondo l’ultimo aggiornamento, il costo sarebbe di 360 euro.

A partire da aprile, i contratti a prezzo fisso si aggirano intorno ai 3.300 euro all’anno (i contratti di maggior tutela possono essere stipulati per circa 2.500 euro all’anno, a condizione che i prezzi del gas rimangano costanti).