C’è qualcuno che pensa a far soldi anche in questo momento di disperazione per il popolo afghano. Si tratta di Erik Prince, uomo d’affari del settore bellico, fondatore di Blackwater, una società che forniva guardie di sicurezza alla Cia e al dipartimento di Stato, che dall’aeroporto di Kabul offre posti da 6.500 dollari a persona per far scappare le persone dal Paese dopo il ritiro delle forze alleate e il ritorno dei talebani al potere.

Li chiama «posti per la libertà» e da uomo con grande senso del business, grande spregiudicatezza e molto pelo sullo stomaco (chiamatelo pure cinismo) se qualcuno ha bisogno di aiuto per raggiungere lo scalo, lui si offre anche – dietro compenso, ovviamente – di garantire anche quello.

Erik Prince, come riportato dai media americani, nel 2017 aveva incontrato i consiglieri della Casa Bianca durante l’amministrazione Trump in merito alla sua proposta di privatizzazione l’operazione militare statunitense in Afghanistan. Secondo un rapporto confidenziale delle Nazioni Unite, Prince avrebbe inoltre violato l’embargo sulle armi in Libia dell’Onu, consegnando armi e mercenari stranieri a un leader della milizia che pianificava di rovesciare il governo riconosciuto dalla comunità internazionale nel 2019.

Un’inchiesta dello scorso anno del New York Times aveva svelato anche come Prince avesse lavorato inoltre con il gruppo di estrema destra Project Veritas per reclutare ex spie britanniche e americani per farle infiltrare tra gruppi progressisti e sindacati. La sorella di Prince, Betsy DeVos, ministra dell’istruzione durante l’amministrazione Trump.