Diagnosticati in Inghilterra due casi di febbre di Lassa, e ci potrebbe essere un terzo contagio su cui le autorità sanitarie stanno investigando.

La notizia è riportata quest’oggi dal quotidiano britannico The Sun: le persone che di solito contraggono il virus potrebbero essersi esposte a cibo o oggetti ricoperti da urina o feci di ratto ma può anche diffondersi attraverso fluidi corporei infetti.

Il virus, anche se fa parte della stessa famiglia dell’Ebola, non così mortale o contagioso ed è diventato endemico in numerosi paesi dell’Africa occidentale. La maggior parte delle persone con Febbre di Lassa guarisce completamente anche se alcune persone possono ammalarsi gravemente. L’origine è dall’omonima città della Nigeria da cui ha preso il nome.

Febbre di Lassa cos’è

La febbre di Lassa fa parte delle Fev, le febbri emorragiche virali. Come riporta l’Istituto Superiore di Sanità, si tratta di patologie causate da virus di carattere sistemico, che esordiscono improvvisamente, in maniera acuta, e sono spesso accompagnate da episodi emorragici.

Si trasmette all’uomo attraverso il contatto diretto con escreti di roditori, tramite particelle di aerosol e la saliva degli animali. In alcuni casi, dopo la trasmissione, può avvenire la trasmissione da uomo a uomo, per contatto diretto con sangue, tessuti, secrezioni o escreti delle persone positive, soprattutto in ambito familiare o negli ospedali.

Febbre di Lassa sintomi

I sintomi iniziali sono generici: febbre, cefalea, dolori muscolari, dolore alla faringe e pus dalle tonsille, difficoltà nella deglutazione, tosse secca, dolore al torace o dietro lo sterno, crampi addominali, nausea, vomito e diarrea.

Sono spie di un peggioramento delle condizioni di salute del paziente un edema al volto o al collo, l’insufficienza respiratoria, versamenti (accumuli di liquido) nelle cavità che ospitano polmoni e cuore, un alta presenza di proteine nell’urina, encefalopatie, sanguinamento delle mucose.

Anche senza sanguinamento si possono verificare ipotensione e shock, e durante la convalescenza si può perdere in parte o del tutto l’udito. Il tasso di letalità è dell’1%, ma sale fino al 20% per i pazienti non trattati adeguatamente e con una diagnosi tardiva.