La fibromialgia è una malattia a tutti gli effetti. Oltre ai disturbi a carico di ossa, muscoli e articolazioni, può “ripercuotersi” anche sull’apparato digerente. Infatti il 70% dei pazienti che presentano diagnosi di colon irritabile sono poi classificabili come fibromialgici e viceversa.

Il legame tra fibromialgia e colon irritabile

In questo schema che si ripete, gioca un ruolo non trascurabile il microbiota: l’insieme di batteri, virus e parassiti che popolano l’intestino. Questi microrganismi vengono studiati per varie patologie: dall’obesità ai disturbi dell’umore.

Il legame tra l’intestino e il cervello è comprovato da diversi studi scientifici. La dieta incide sulla composizione del microbiota, per questo si pensa che l’alimentazione corretta aiuti a compensare i sintomi della fibromialgia.

Come vari studi hanno dimostrato, la popolazione microbica intestinale è in grado di influenzare la nostra salute a più livelli, grazie alla stretta relazione tra sistema nervoso centrale e sistema nervoso autonomo (quello che fa funzionare l’intestino). Ciò significa, che se la qualità e quantità di questi microbi è alterata, si possono verificare gravi anomalie nella regolazione dei processi infiammatori coinvolti nello sviluppo della fibromialgia.

I soggetti affetti da fibromialgia vanno incontro a cefalea, emicrania, sindrome dell’intestino irritabile, sindrome premestruale. Sindrome della fatica cronica, depressione, ansia, allergia multipla ai farmaci, stordimento inspiegabile, sindrome dell’articolazione mandibolare, gambe irrequiete, diminuzione della memoria e difficoltà di concentrazione. Tutti questi sintomi si accentuano quando il sonno è scadente.

Da una recente ricerca scientifica si è scoperto che eliminando il glutine dalla dieta delle persone affette da fibromialgia vi è stata una significativa riduzione del dolore e un miglioramento della qualità di vita.

Diversi benefici sono emersi inoltre anche da una dieta ricca di frutta e verdura, con particolare attenzione per i vegetali dotati di proprietà antiossidanti: dai mirtilli alle ciliegie, dagli spinaci ai peperoni, dai cereali integrali al riso nero.

Consigli per migliorare la salute intestinale

La dieta solitamente consigliata per i pazienti affetti da fibromialgia consiste in un’alimentazione antinfiammatoria specifica e personalizzata a seconda dei disturbi intestinali della singola persona.

Una corretta alimentazione incide sull’intestino, prevenendo la disbiosi e ripristinando l’integrità della barriera intestinale. A questo scopo, soprattutto in presenza di sintomi di alterata funzionalità intestinale, sembra essere utile ridurre alimenti infiammatori come il glutine (preferendo cereali senza glutine come riso, quinoa, grano saraceno, miglio, teff, amaranto), i latticini (per l’effetto infiammatorio delle caseine e la frequente presenza di intolleranza al lattosio, soprattutto se i villi intestinali sono danneggiati) e le solanacee (peperoni, pomodori, patate e melanzane), per il loro contenuto in solanina.

Ovviamente è necessario evitare cibi industrializzati, preconfezionati (ricchi di additivi, conservanti ed ingredienti “poco naturali”), dolci, zuccheri semplici e farine raffinate e limitare il consumo di carne rossa, magari preferendo quella proveniente dall’allevatore, che porta il bestiame al pascolo, piuttosto che della grande distribuzione, in cui gli animali vengono nutriti con mangimi, allevati in condizioni poco “etiche” e spesso sottoposti dosi elevate di antibiotici.

È consigliabile garantire un buon apporto di fibre (nutrimento della nostra flora batterica) ma senza esagerare per non irritare l’intestino, consumare spesso alimenti ricchi di molecole antiossidanti e antinfiammatorie (frutta e verdura, magari a km zero, coltivati senza uso di pesticidi, cereali non raffinati, frutta secca oleosa, semi, pesce azzurro) e garantire un buon apporto idrico (almeno 1,5 – 2 litri di acqua al giorno).

È importante anche limitare il caffè e sostanze nervine: l’eccesso di sostanze eccitanti possono aumentare la sensibilità al dolore ed irritare ulteriormente l’intestino.

Se necessario, sotto la guida di uno specialista, può essere utile assumere un integratore di probiotici e prebiotici.