Fibromialgia, le 10 cose da sapere: alimenti consigliati

Fibromialgia, i cibi che fanno bene e 10 cose da sapere

La sindrome fibromialgica è una forma comune di dolore muscolo scheletrico diffuso e di affaticamento che colpisce circa 2 milioni di italiani. Il termine fibromialgia significa dolore nei muscoli e nelle strutture connettivali fibrose (i legamenti e i tendini). Questa condizione viene definita “sindrome” poiché esiste un complesso di segni e sintomi clinici che si presentano associati in modo da configurare il quadro caratteristico, che può essere provocato da processi fisiopatologici differenti.

La fibromialgia è una malattia che si presenta quando il sistema nervoso è ipersensibile e il dolore viene percepito in modo amplificato. I sintomi tipici sono dolori muscolari, stanchezza eccessiva, disturbi del sonno, ansia, sbalzi di umore. Le cause della fibromialgia non sono note, ma è noto che traumi, eventi dolorosi e stress intensi possono scatenarla. Non ci sono esami certi per diagnosticarla né cure in grado di sconfiggerla, ma può essere tenuta sotto controllo anche con rimedi naturali e alimentazione corretta.

Alimentazione e fibromialgia: i cibi che fanno male

Ci sono alcuni alimenti che favoriscono l’aggravarsi dei sintomi, così come altri che li riducono sensibilmente. Per esempio, il dolore in presenza di fibromialgia aumenta quando si mangiano troppi zuccheri. Chi soffre di questo disturbo dovrebbe infatti adottare uno stile alimentare a basso indice glicemico, che preveda quindi un consumo ridotto di zuccheri semplici, come il saccarosio (il comune zucchero da cucina), e anche i dolci e le bevande che lo contengono, così come pane e pasta bianchi e tutti i cereali e derivati raffinati (privati della fibra) nocivi quanto gli zuccheri semplici. Anche carne rossa, cibi grassi e di origine animale, alimenti con additivi e fast food sono spesso alla base del dolore cronico.

Alimentazione e fibromialgia: i cibi che fanno bene

A far bene sono invece gli alimenti integrali, gli ortaggi, il pesce, le carni bianche e i legumi con i loro derivati. Anche le spezie, come la curcuma e lo zenzero, possono esser di grande aiuto in questi casi, grazie alla loro azione disintossicante, antiossidante e, fatto da non sottovalutare, anche brucia grassi. La dieta quotidiana in caso di fibromialgia deve infatti contribuire a ridurre il peso corporeo se in eccesso. Ecco perché…

Occhio al soprappeso: aggrava i sintomi

Un’indagine statunitense pubblicata sul “Journal of Pain”, condotta da Akiko Okifuji dell’Univeristà dello Utah, ha osservato una maggiore incidenza della fibromialgia tra le persone in sovrappeso, al punto che questa condizione può essere considerata come uno dei fattori di rischio. Prima di tutto, il grasso corporeo fa aumentare la produzione di radicali liberi. Questi nell’organismo si comportano come veri e propri elementi infiammatori che, oltre a favorire l’invecchiamento precoce, possono provocare dolori diffusi.

Inoltre, l’adipe (grasso) “imprigiona” gli antiossidanti assunti con l’alimentazione, impedendo a queste sostanze benefiche di contrastare l’eccesso di radicali liberi, quindi gli stati infiammatori e il dolore che possono scatenare. E non solo, se si sono accumulati troppi chili, questi gravano su muscoli, ossa e articolazioni, generando ulteriore dolore. Chi soffre di fibromialgia deve quindi adottare uno stile alimentare in grado di ristabilire il giusto peso corporeo, ma non sono indicate diete penalizzanti, che potrebbero influire negativamente sull’umore a aumentare così la percezione del dolore.

Le 10 cose da sapere

1) I sintomi principali della fibromialgia sono: il dolore muscoloscheletrico diffuso, la stanchezza (soprattutto durante il giorno), l’alterazione del sonno (manca un sonno profondo) e un disturbo neurocognitivo. Il tutto è di frequente associato a disturbi della sfera psico-affettiva, come ansia e depressione.

2) In genere, l’esordio della fibromialgia avviene nella terza-quarta decade dell’esistenza, ma può esplodere a tutte le età. Le donne sono colpite più di frequente, sia per le loro caratteristiche neuroendocrine, sia perché sono più esposte in famiglia a situazioni di stress cronico.

3) Il riconoscimento della fibromialgia è complesso e richiede una figura esperta. Per la sua diagnosi, infatti, non esiste un biomarcatore e i criteri diagnostici comprendono una serie di sintomi comuni anche ad altre malattie.

4) La patogenesi, cioè la causa della malattia, non è ancora completamente compresa. Per capire cosa generi la fibromialgia si deve ricorrere a un modello biopsicosociale, perché entrano in gioco aspetti legati alla biologia ma anche alla psicologia. Ad alterare la soglia del dolore e causare ipersensibilità agli stimoli esterni concorrono una predisposizione genetica, fattori ambientali (traumi fisici, sessuali ecc.), predisposizione individuale legata alla propria resilienza (la capacità di adeguarsi alle situazioni di stress cronico) e aspetti psicologici (ansia, depressione, disturbo post-traumatico da stress, ecc.).

5) Una corretta gestione della sindrome fibromialgica dovrebbe prevedere un approccio integrato multispecialistico, basato su quattro pilastri (educazione del paziente, esercizio fisico, farmacoterapia e psicoterapia), in cui un utilizzo appropriato dei farmaci si affianca a un percorso non farmacologico disegnato sulle esigenze del paziente.

6) Il primo passo è l’educazione: il paziente deve sapere da cosa è affetto e cosa deve fare. Questa è una delle responsabilità del medico e del personale sanitario.

7) Altro aspetto importante è quello del “fitness”, cioè dell’insieme della forma fisica e degli aspetti nutrizionali. Un allenamento costante e un recupero della forma fisica sono molto utili per contrastare il dolore. Anche la nutrizione è cruciale; in particolare, devono essere esclusi gli alimenti a cui il soggetto è allergico o intollerante.

8) Alcuni trattamenti non farmacologici possono giocare un ruolo rilevante nel controllo dei sintomi del paziente fibromialgico. La terapia termale, alcune terapie fisiche (termoterapia, crioterapia, TENS), la terapia iperbarica, l’ozonoterapia, l’agopuntura possono ridurre l’intensità dei sintomi. Altre metodiche come le tecniche mente-corpo (feldenkrais, yoga, tai-chi, pilates) si basano sul movimento del corpo integrato con il rilassamento mentale e le tecniche di respirazione, così da riequilibrare le energie corporee, interiormente ed esteriormente.

9) Va curato e valutato l’aspetto psicologico. Alcuni pazienti presentano una sintomatologia ansioso-depressiva rilevante che in parte deriva dalla malattia stessa; in alcuni casi è necessario l’intervento dello psichiatra/psicologo per affrontare il problema con tecniche quali la terapia cognitivo-comportamentale, l’EMDR, l’ipnosi, la mindfulness ecc. Nella storia del paziente fibromialgico
è molto frequente la presenza di traumi significativi (che possono indurre un disturbo post-traumatico da stress) soprattutto nell’età infanto giovanile (conflitti o abusi in ambito familiare o sociale) ma anche in età adulta che possono essere responsabili della comparsa e della cronicizzazione del quadro clinico. Inoltre in alcuni pazienti si osserva bassa resilienza ossia una sostanziale incapacità di gestire le situazioni di stress cronico.

10) Per chi soffre di sindrome fibromialgica non ci sono farmaci totalmente efficaci. Tuttavia, la terapia farmacologica è importante per il controllo della sintomatologia.