Funivia Mottarone, il drammatico racconto del vigile del fuoco

Il crollo della funivia Stresa-Mottarone, che ha causato la morte di 14 persone, ha sconvolto l’Italia. Tra i più colpiti c’è Cristiano L’Atrella, caposquadra del distaccamento dei Vigili del Fuoco di Stresa, il primo ad arrivare sul luogo del disastro per i primi soccorsi. Al ‘Corriere della Sera’ ha raccontato quello che ha visto appena giunto sul posto.

Le sue parole: “Mi ha impressionato il bambino, non lo dimenticherò mai. Era sotto il corpo di un giovane che respirava ancora. E sotto di lui altri 3. Tutti morti. Una scena terribile“.

Il racconto di L’Atrella: “Mentre andavamo ho sperato in un errore o che non ci fosse nessuno nella cabina. Invece abbiamo trovato un campo di battaglia, corpi di ragazzi, uomini e donne sparsi sul pendio della montagna. Siamo saliti in vetta e, da lì, siamo scesi seguendo la linea dei cavi. (…) Un pendio ripidissimo, sarà dell’80%. Scivolavamo giù anche noi. Fino a che 3-400 metri sotto abbiamo visto la cabina rossa accartocciata, era rotolata giù e si era fermata addosso a un pino, 30 metri più in là dell’ultimo pilone”.

Ancora L’Atrella: “Prima di arrivare abbiamo trovato i corpi di 2 uomini. Erano stati sbalzati fuori e non respiravano più. Siamo quindi andati a soccorrere quelli della cabina”.

Un inferno“, così il vigile del fuoco ha descritto l’interno della cabina. “C’erano 5 persone, ammassate l’una sull’altra. Uno solo respirava, quello che stava sopra agli altri. Abbiamo cercato in tutti i modi di salvarlo. Era incosciente ma i segnali di vita c’erano ancora. Gli abbiamo messo la maschera dell’ossigeno, ambu, massaggio cardiaco, ma niente, non ce l’ha fatta. Il bambino era sotto di lui. Gli occhi chiusi, come tutti. Non riesco a descrivere quello che ho visto. Troppo, troppo forte“.

L’Atrella ha poi aggiunto: “Fuori, c’era tutto il resto. Bisognava capire come stavano gli altri. Non sapevamo quanta gente ci fosse nella funivia. (…) Potevano esserci una ventina di persone a bordo. Ne mancavano più di 10 all’appello, secondo i nostri calcoli. Erano sparsi, sotto il livello della cabina, fino a una distanza di 20-30 metri. Catapultati fuori dall’abitacolo, scivolati giù, uno qui, uno lì. Immobili. Siamo andati a vederli uno per uno, sperando in qualche segnale di vita. Quattro donne e un uomo, il padre del bambino. Tutti spirati. Poi abbiamo cercato ancora perché non avevamo certezze sui numeri”.

Il racconto finale del vigile: “Dopo che il medico ha constatato i decessi, ci siamo preoccupati di coprire tutti i corpi con le coperte di stagnola”.