Galli: “Natale non sia come Ferragosto”, No al ‘liberi tutti’

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Ansa/Andrea Canali.

“È una situazione di pressione molto significativa, il dato di fatto è che stamattina avevamo una quantità di codici rossi e gialli in pronto soccorso, l’ospedale è carico di pazienti e grande spazio non ce n’è e non ce ne sarà nei prossimi giorni. Stamattina abbiamo avuto 14 codici rossi, 21 gialli e 23 verdi, e la sensazione è che i verdi sono arrivati dopo un po’, dopo averci pensato bene, dopo non aver avuto risposta dai servizi territoriali”. Lo ha dichiarato a Timeline, su Sky TG24, l’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, descrivendo la situazione nella sua struttura. 

Secondo l’esperto ci sono delle carenze nella gestione della pandemia proprio sul territorio. “Qualcosa che non funziona sulla medicina territoriale c’è dall’inizio dell’epidemia, ancora i medici lamentano una importante carenza della organizzazione, della disponibilità di presidi, della gestione complessiva che possa portare a una miglior gestione del paziente domiciliare”, ha dichiarato. 

Galli: “Natale non sia come Ferragosto”

Quanto al Natale, l’invito è a festeggiare con prudenza, adottando le misure di distanziamento per evitare la diffusione ulteriore del Sars-Cov-2. “Il punto è questo. Abbiamo fatto il lockdown a marzo fino a maggio, avevamo ottenuto in gran parte d’Italia l’annullamento della presenza del virus, abbiamo fatto un’estate come quella che abbiamo fatto e il Ferragosto è diventato un elemento di grande amplificazione dell’epidemia. Natale e Capodanno sono grandi feste, se le affrontiamo con lo stesso spirito di Ferragosto non ne usciamo più, se chiudiamo tutto ora e riapriamo a Natale è evidente che comunque la riapertura non sarà quella che può consentire alle persone di andare a cenoni e veglioni”, ha commentando Galli, invitando alla prudenza. “È necessario purtroppo che gli italiani abbiano quelle cautele che impediscono al virus di circolare. Dovremo abituarci all’idea che al sacrificio non può seguire il ‘liberi tutti’ fino a che il vaccino non risolverà il problema”, ha spiegato.

Galli: “95% dei colpiti non ha sintomi che portano a un ricovero. Ma servono indicazioni”

Facendo il punto sulla situazione coronavirus in Italia, ha poi precisato che “il 95% dei colpiti non ha sintomi che portano a un ricovero”. “La maggioranza ha una malattia mite o non ha sintomi, ma ha bisogno di indicazioni comunque. Poi c’è quel 5% circa che in ospedale ci deve venire. Un aspetto pesante da sopportare è la povertà di farmaci di cui disponiamo per le preoccupazioni di chi sta a casa, vengono usati molti antibiotici che non servono a nulla, ma in fin dei conti le possibilità terapeutiche a domicilio sono molto limitate. Non che siano impattanti anche in chi sta in ospedale, il grosso del recupero viene dato da tutta la terapia di supporto, che ti consente di valicare la parte più nera della malattia”, ha commentato Galli.

Redatta una rapida linea guida per i medici di medicina generale

Nel corso del suo intervento, l’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano ha anche anticipato di aver collaborato nella stesura di una guida dedicata ai medici di base. “Con gli Ordini dei medici delle province della Lombardia abbiamo redatto, ed è quasi terminata ma toccherà all’Ordine dei medici annunciarne l’utilizzo, una rapida linea guida con una serie di indicazioni che devono essere utili al medico di medicina generale per la pratica quotidiana e per offrire il massimo possibile dell’assistenza alle persone che stanno a casa, anche in termini di spiegazione e consiglio per quanto riguarda la loro specifica situazione”, ha dichiarato l’infettivologo.

Galli: “Medici più che avere paura sono stanchi”

Parlando dei sentimenti del personale medico di fronte alla seconda ondata di contagio, Galli ha poi dichiarato: “È più una questione di stanchezza che di paura, si tratta del dover constatare che i molti sforzi fatti ci hanno portato ad una situazione fotocopia di quella che abbiamo già vissuto”.

“Possiamo discutere – ha spiegato – sul fatto che non si tratta di una fotocopia esatta, ci sono molte cose differenti, come l’insorgenza, le caratteristiche, la diffusione e l’età dei primi malati arrivati, ma la sostanza alla fine dei conti è questa: si poteva probabilmente evitare o contenere il fenomeno molto di più, c’è stato tanto lavoro perché questo potesse essere fatto, molto sacrificio condiviso di tutta la popolazione. Ritrovarci in questa condizione, in questo momento, è francamente difficile da ingoiare, ma si cerca di tenersi in piedi”, ha poi aggiunto sottileando che in questa seconda ondata parte del personale è a casa perché infettato nel contesto familiare o da un contatto stretto. “Non è un fenomeno da poco, è ampiamente diffuso”, ha precisato.

Galli: “Vaccino antinfluenzale? Innegabili i ritardi”

Sul vaccino antinfluenzale e i tempi di distribuzione, commentando le dichiarazioni dell’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, secondo cui fare il vaccino a novembre è il momento giusto, l’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano ha commentato: “Il periodo influenzale va, di regola, da questi giorni di novembre, con qualche possibilità di anticipo perché il virus influenzale non timbra il cartellino, fino ai primi di marzo. Di solito il picco è verso la quarta settimana di gennaio. La vaccinazione antinfluenzale era il caso che partisse in maniera efficiente da diversi giorni a questa parte”.

“Adesso – ha aggiunto – non solo siamo in ritardo, ma la recrudescenza dell’epidemia limita anche la possibilità delle persone ad accedere alla vaccinazione e questo non va bene. Anticiparla troppo non va bene per altri versi, ma che ci siano dei ritardi e in particolare in Lombardia mi sembra assolutamente palese”.