Dopo giorni di discussioni e proposte, Regioni e governo hanno trovato una soluzione alla questione su quante persone si possono sedere a tavola nei ristoranti all’aperto e al chiuso in zona bianca e gialla. Sul tema è intervenuto anche il direttore della clinica di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, con una prospettiva diversa.

Secondo l’infettivologo non conta tanto il numero delle persone a tavola, quanto la presenza di soggetti che sono stati vaccinati contro il Covid-19.

“È diverso – ha detto all’Adnkronos – avere una tavolata di 10 vaccinati rispetto a una tavolata di persone non vaccinate. Quattro a tavola o di più? Dipende da quanti sono immunizzati“.

“A oggi non sarebbe stato più il caso di parlare del numero delle persone che possono sedere insieme in un ristorante al chiuso, se avessimo avuto più gente vaccinata. È una questione destinata ad essere, spero, superata molto alla svelta”, ha aggiunto.

“Sarebbe stato pleonastico oggi – ha spiegato – andare a discutere di 4 persone a tavola, piuttosto che sei o 8 nei ristoranti al chiuso se ci si fosse dati più da fare, più rapidamente, per mettere insieme un’anagrafe vaccinale, per stabilire dei criteri ragionevoli per cui si potesse dare alle persone una ‘patente’ indicativa, almeno, di una minore facilità ad infettarsi”.

“Fortunatamente allo stato attuale dei fatti, il procedere delle vaccinazioni consente qualche nota di ottimismo”.

“Poi ovviamente – ha aggiunto Galli – soprattutto negli strati della popolazione non vaccinata, rimane il problema della circolazione del virus e quindi serve trovare il bilanciamento tra le due questioni: da una parte vaccinare di più e tentare di conseguenza minori restrizioni”. “E dall’altra avere più certezze nel consentire più attività alle persone che hanno una copertura immunitaria per vaccino o per infezione naturale”.