Giornata contro la violenza sulle donne, Non una di meno: “Senza di noi si ferma il mondo!”

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Il 25 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, data che ricorda il brutale omicidio delle sorelle Mirabal nel 1960. La data segna anche i 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere che precedono la Giornata mondiale dei diritti umani il 10 dicembre.

Per onorare il 25 novembre, in molte città italiane verranno posate nuove panchine rosse, il simbolo della lotta alla violenza di genere. A Palermo, in ogni quartiere della IV circoscrizione sarà dipinta di rosso una panchina per ricordare le donne vittime. L’Università di Siena ne installerà due nei locali dell’Ateneo. Anche a Capalbio ci sarà la posa di una panchina rossa. Nella sede Rai di Roma un fascio di luce rossa illuminerà la facciata del palazzo di viale Mazzini sulla quale sarà proiettata la scritta “Insieme contro la violenza sulle donne”, dalla sera del 24 alla mattina del 26 novembre.

Le panchine rosse, già presenti in diverse sedi Rai, verranno posizionate all’interno delle scenografie di alcuni programmi tv e della visual radio. A Milano l’amministrazione comunale ha organizzato una fitta rete di eventi online e in streaming. Inoltre, dieci panchine rosse sono state posizionate all’interno del parco dell’Idroscalo, per diffondere un messaggio di sensibilizzazione. Su ogni panchina è stata fissata una targa con i numeri di telefono, di realtà locali e nazionali, a cui possono rivolgersi le donne che necessitano di aiuto.

La violenza sulle donne ha diverse forme e modalità: quella fisica, più facile da riconoscere e spesso ci si concentra solo su di essa, ma esiste anche la violenza psicologica e quella economica.

Le donne che subiscono violenze in famiglia e hanno basso reddito sono molto vulnerabili e raramente possono fuggire al loro aguzzino. Ma anche in contesti sociali più “evoluti” le cose non sembrano essere di molto migliori. Alle donne va il carico lavorativo maggiore ( dentro e fuori casa ) con il peso delle responsabilità legate al loro essere allo stesso tempo, figlie, mogli , mamme. Sulle donne è caricato gran parte del lavoro di cura : le donne hanno la principale responsabilità dei figli e dell’accudimento dei genitori anziani e questo le costringe spesso a lasciare lavori anche qualificati. La mancanza di una occupazione retribuita rende la donna più vulnerabile perchè la rende meno autonoma e la costringe spesso ad accettare situazioni anche di violenza psichica, se non addirittura fisica.

Non ci può essere benessere psichico per le donne se non vi saranno politiche a favore dell’occupazione femminile e/o il riconoscimento economico del lavoro di cura fatto dalle donne. L’intera società attualmente dipende dal lavoro non retribuito delle donne a scapito della loro salute psichica: è ora di progettare un’economia fondata sulla realtà e non su i “desideri” degli uomini.

Resta quindi ancora molto da fare per il raggiungimento del benessere sociale delle donne se si considera l’enorme discriminazione che ancora oggi queste subiscono per il fatto di appartenere al genere femminile. Nel lavoro e nella famiglia l’uomo continua ad essere il centro di tutto e attorno a lui girano le donne, ancelle indaffarate e affaticate , alcune anche ben contente di questo ruolo subalterno.

A cosa serve indire giornate ad hoc per ricordare tematiche di discriminazione verso le donne se poi nessuno muove un dito? Non è sufficiente portare un fiocco bianco sul petto per eliminare la violenza contro le donne, perché la violenza di genere si nutre di comportamenti discriminatori di cui è impregnata la società al punto di non essere in grado di vederli.

Ecco, forse bisogna partire proprio da qui, da una campagna di educazione che renda edotti i “maschi” per lo più convinti che l’uguaglianza tra uomini e donne sia già stata raggiunta, non è così….Loro non lo sanno perché sono maschi, vestissero anche solo per un giorno le vesti di una donna lo capirebbero subito.