Si stima che circa 13 milioni d’italiani soffrano disturbi del sonno. A prevalere è l’insonnia che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 41% della popolazione. Segue la sindrome delle apnee notturne, la sindrome delle gambe senza riposo e i disturbi del ritmo circadiano. La mancanza di un sonno ristoratore è associata spesso ad altre malattie, soprattutto a carico del sistema nervoso.

Sonnolenza diurna e incidenti sul lavaro e stadali

Senza contare che la sonnolenza diurna incide sulla vigilanza, i tempi di reazione, le capacità di apprendimento, l’umore, la coordinazione occhio-mano e l’accuratezza della memoria a breve termine. Quel senso di torpore che a volte si trasforma in veri e propri colpi di sonno è stato identificato come causa di un numero crescente di incidenti sul lavoro e sulla strada.

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Sonno e pandemia da covi-19

Un contributo non irrilevante nella diffusione dei disturbi del sonno lo ha dato la pandemia da Covid-19. Secondo lo studio condotto da KJT Group per di Philips dal 17 novembre al 7 dicembre 2020 ha fatto emergere che le donne hanno subito (più degli uomini) un peggioramento della qualità del sonno.

“Sono ritmi diurni a regolare il sonno: quelli dell’alzata per il lavoro o la scuola, gli orari dei pasti e quelli del coricamento della sera – spiega il dottor Rossato, responsabile del Centro di Medicina del sonno –.

Durante il lockdown questi ritmi si sono alterati, almeno di un’ora, come riportano alcuni studi, influendo inevitabilmente sulla qualità del sonno, con la comparsa o l’aumento dell’insonnia. A tutto questo si deve aggiungere – continua dottor Rossato – anche un maggiore uso, per lavoro o studio, dei dispositivi elettronici (computer, smartphone, tablet) la cui luminescenza può comportare un’alterazione della produzione della melatonina, così come passare la gran parte della giornata al chiuso, sotto la luce artificiale”.

Per chi invece ha contratto il virus l’insonnia può essere una complicanza della malattia. “Gli studi effettuati hanno rilevato che si manifesta nel circa il 30% dei guariti – prosegue il neurologo -. Sono in parte soggetti che hanno paura di addormentarsi perché ricordano i disturbi respiratori che si accentuavano durante la notte. Per gli altri la difficoltà di dormire può essere dovuta all’interessamento delle cellule nervose da parte del virus. Ma questo lo potremo stabilire solo nei prossimi anni quando disporremo di dati più ampi”.

Cosa fare o non fare quando si dorme poco e male

Ma chi soffre di disturbi del sonno, indipendentemente dalla pandemia, cosa deve fare? “In primis è necessario modificare il proprio stile di vita – risponde il dottor Rossato -. Andare a letto e alzarsi alla stessa ora, non abusare di alcol o caffeina soprattutto nelle ore serali, fare attività fisica ma non prima di andare a letto, non usare dispositivi elettronici prima di coricarsi.

Tuttavia in certi casi questo non può bastare ed è necessario, sia per i disturbi neurologici del sonno (insonnia grave) o per quelli respiratori (apnee notturne), rivolgersi a un medico. In Italia su 13 milioni di soggetti che lamentano un cattivo riposo, solo il 7% si è rivolto a uno specialista del sonno, anche se il 44% dice di volerlo consultare.

Nel frattempo è sempre più diffusa l’abitudine del “fai da te”, con l’uso di farmaci (sonniferi, ipnotici…) che se  assunti senza controllo medico possono danneggiare anche gravemente la salute”, – conclude Rossato.