Con il termine hikikomori si tende a descrivere una particolare sindrome che colpisce giovani e giovanissimi. “Stare in disparte, isolarsi” è il significato della parola hikikomori, termine giapponese che deriva dal verbo hiku (tirare indietro) e komoru (ritirarsi).

Questo termine nasce per definire un fenomeno caratterizzato principalmente da ritiro sociale (social withdrawal) e una volontaria reclusione dal mondo esterno. Il disturbo, descritto e osservato primariamente in Oriente, ad oggi non è ancora una diagnosi ufficiale del DSM-5 anche se richiede l’intervento di uno psichiatra o altro specialista della salute mentale.

“Hikikomori” è un termine giapponese che descrive un particolare disturbo psichiatrico che si manifesta attraverso ritiro sociale, auto-esclusione dal mondo esterno, isolamento e rifiuto totale non solo per ogni forma di relazione, ma anche per la luce del sole (i giovani hikikomori, spesso, sigillano le finestre con carta scura e nastro adesivo).

Il ritiro sociale è sempre stato un sintomo di numerose patologie psichiatriche. Spesso è presente in pazienti con depressione, fobia sociale, schizofrenia. Ma la grande diffusione degli hikikomori ha portato alcuni autori a considerarlo un disturbo mentale a sé (Saito ̄, 1998). Sebbene il numero di articoli su questo fenomeno sia in aumento, una recente review (Tajan, 2015) ha evidenziato come ancora non sia presente una chiara descrizione dell’hikikomori. Ad oggi quindi non rientra all’interno della categorizzazione psichiatrica internazionale (DSM-5).

Sintomi dell’Hikikomori

Nonostante non esista ancora un’ufficiale definizione dell’hikikomori a livello internazionale, il Ministero della Salute giapponese (MHLW) ne ha indicato alcune caratteristiche e sintomi specifici:

  • Stile di vita centrato all’interno delle mura domestiche senza alcun accesso a contesti esterni.
  • Nessun interesse verso attività esterne (come frequentare la scuola o avere un lavoro).
  • Persistenza del ritiro sociale non inferiore ai sei mesi.
  • Nessuna relazione esterna mantenuta con compagni o colleghi di lavoro.
  • Si esclude la diagnosi di hikikomori qualora sia presente un disturbo psichiatrico di maggiore gravità che possa sovrapporsi ai sintomi di ritiro sociale (schizofrenia, ritardo mentale, depressione maggiore etc) o altre cause che possano meglio spiegare il ritiro sociale.

Questa tipologia di sintomi, per quanto caratteristici, possono variare per intensità e frequenza.

La vita dei giovani hikikomori si svolge pertanto all’interno della loro casa o camera da letto. Le uniche interazioni con l’esterno avvengono attraverso internet, attraverso l’utilizzo di chat, social network e videogame. Gli hikikomori sono caratterizzati dall’evitamento di qualsiasi tipo di relazione e comunicazione diretta con altri individui.

Una descrizione dell’hikikomori da parte del Ministero della Salute giapponese (MHLW) precisa: “L’Hikikomori è un fenomeno psico-sociologico, una delle sue caratteristiche è il ritiro dalle attività sociali e il rimanere a casa quasi ogni giorno per più 6 mesi. Ciò si verifica tra bambini, adolescenti e adulti sotto i 30 anni. Sebbene l’hikikomori sia definito come uno stato non psicotico, è meglio pensare che i pazienti con schizofrenia possano essere mescolati in questo gruppo fino a quando non riceveranno la diagnosi di psicosi.”

Diagnosi di Hikikomori

Essendo il ritiro sociale e l’isolamento sintomi comportamentali trasversali a diverse diagnosi psichiatriche, particolare importanza riveste la diagnosi differenziale. Inoltre, non essendo ancora riconosciuto formalmente come un disturbo da parte del DSM-5 non sono ancora definiti i criteri diagnostici.

Per poter fare diagnosi di hikikomori di particolare rilevanza ricopre l’anamnesi (ossia la raccolta delle informazioni rilevanti del percorso di vita), proprio per aiutare il clinico a identificare il disturbo rispetto ad altri con caratteristiche simili. In particolare entrano in diagnosi differenziale con l’hikikomori:

  • Disturbi d’ansia: in particolare il disturbo d’ansia sociale.
  • Disturbi dell’umore: in particolare disturbi dello spettro depressivo.
  • Disturbi psicotici come la schizofrenia.
  • Disturbo evitante di personalità.

Campanelli d’allarme

“La fase più critica è quella dell’adolescenza, intorno ai 15 anni, età di passaggio tra scuole medie e superiori, una fase delicata in cui l’adolescente prende le distanze dal nucleo familiare e cerca un nuovo riferimento nel gruppo dei pari. Non sempre avviene in maniera lineare. I genitori possono notare inizialmente una frequenza scolastica discontinua e un progressivo disinteresse per amici e attività extrascolastiche.

Un altro segnale è l’alterazione del ciclo fisiologico sonno-veglia” spiega Maria Pontillo, psicoterapeuta di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. I ragazzi possono arrivare, in alcuni casi, a restare svegli tutta la notte e dormire di giorno. E’ importante non sottovalutare i primi mesi di isolamento perchè sono i più delicati. 

Trattamento dell’hikikomori

La cura dell’hikikomori è ancora lontana dall’essere definita e varie strategie terapeutiche sono state provate. Spesso questi trattamenti includono un lavoro sul contesto, sulla famiglia e sulle relazioni in generale oltre ad un percorso di psicoterapia individuale (Ranieri, 2016).

Simile a molte altre condizioni psichiatriche, la cura dell’hikikomori spesso implica una combinazione di psicoterapia e psicofarmacologia (Teo, 2010). La terapia familiare deve comprendere sia il paziente che i suoi genitori, il trattamento cognitivo-comportamentale dovrebbe trattare l’ansia sociale, il senso d’inadeguatezza e la bassa autostima.

Il percorso di cura prevede anche esercizi di esposizione alle situazioni temute, esposizione che dovrebbe essere finalizzata ad aumentare gradualmente il contatto sociale. Per coloro che sono ad un livello grave di auto-reclusione, il primo passo di solito dovrebbe comportare visite domiciliari ripetute al fine di attirare hikikomori fuori dalle loro stanze. Altra strategia potrebbe essere il ricorso alle terapie on-line, attraverso strumenti per la telepsichiatria.

Dati sulla cura dell’hikikomori

La maggior parte del successo di approcci psicoterapeutici descritta in letteratura (Kondo, 1997; Nabeta, 2003; Ogino, 2004; Sakamoto et al., 2005), sfortunatamente non può essere generalizzata, dato l’elevato potenziale di bias. Ad esempio nessuno studio ha previsto gruppi di controllo, nessuno studio è un RCT e le esposizioni e gli esiti primari non sono predefiniti.