Il caldo non fa bene alla salute, non solo perché può aumentare il senso di spossatezza e stanchezza, e neppure solo perché rappresenta un rischio per alcune persone fragili, come i cardiopatici. Secondo uno studio internazionale il riscaldamento globale, che ha portato a un innalzamento delle temperature, si perderanno fino a 58 ore di sonno in un anno entro la fine del secolo. A dirlo sono i risultati della ricerca, coordinata da esperti danesi dell’Università di Copenaghen e a cui hanno collaborato colleghi del Dipartimento di Matematica Applicata e Informatica dell’Università Tecnica della Danimarca.

Il team ha analizzato circa 50 mila adulti, seguiti per un periodo di follow-up di 6 mesi, confrontando anche le misurazioni del sonno attraverso specifici braccialetti. Sul tema si è espressa, ai microfoni di Virgilio Notizie, Carolina Lombardi: è la responsabile del Servizio di Medicina del Sonno dell’Istituto Auxologico Italiano IRCCS – Ospedale San Luca – Università Milano.

Il caldo record non fa bene alla salute e al sonno

Da una parte la siccità, dall’altra l’insonnia. Secondo la ricerca entro il 2099 l’uomo è destinato a dormire in media 58 ore in meno all’anno.

Perché? “Oltre al fastidio ambientale, che ovviamente perturba l’addormentamento e la continuità del sonno, ci sono anche delle ragioni biologiche che riguardano la termoregolazione e che spiegano il fatto che possa perdere del sonno; durante la fase Non-REM il nostro organismo mantiene la capacità di compensare la temperatura interna in relazione a quella eterna, mentre durante il sonno REM questa capacità viene persa. Se le condizioni ambientali della temperatura sono estreme, questo potrà portare a un risveglio, come meccanismo protettivo nei confronti di cambi della temperatura interna fuori dal range fisiologico” spiega l’esperta.

Gli effetti di una minor quantità di sonno sul benessere dell’uomo

L’idea di dormire 58 ore in meno può sembrare di poco conto, perché equivale a circa 4,8 ore in meno al mese, pari a un’ora in meno alla settimana. Ma quali effetti può avere? “La privazione di sonno è un meccanismo fondamentale di perturbazione di tutte le funzioni biologiche legato al sonno stesso. Se non dormiamo a sufficienza, quindi, siamo più esposti al rischio cardiovascolare, ai disturbi di memoria, alle infezioni” spiega l’esperta. Tra gli altri effetti ricordati dagli esperti che hanno firmato la ricerca internazionale ci sono anche depressione, rabbia, ridotta produttività a scuola e nel lavoro, ma anche minor efficienza del sistema immunitario, prestazioni cognitive ridotte e, in casi estremi, incremento di pensieri suicidari.

Secondo un altro studio recente, a cura dell’Università Politecnica delle Marche e dell’Università del Wisconsin, dormire poco attiva un meccanismo biologico che porta ad accelerare i processi neurodegenerativi, che potrebbe a sua volta aumentare il rischio di Alzheimer.

Conta anche la qualità del sonno: quali conseguenze ha il “dormire male”

Gli esperti raccomandano di dormire 7-8 ore a notte per gli adulti, mentre già oggi se ne perdono in media 44 all’anno a causa degli effetti del riscaldamento globale. Ma conta anche la qualità del riposo: “Il bisogno di sonno è individuale e non necessariamente è rappresentato dalle 7 ore; ogni fascia di età ha un intervallo di ore di sonno tollerabili. In generale non si dovrebbe scendere sotto le 4-5 ore per notte, ma quello che conta è avere la percezione di sentirsi riposati al mattino: questo è il maggior indicatore che abbiamo soddisfatto il nostro bisogno di sonno”, chiarisce l’esperta dell’Auxologico.

Chi è più a rischio: l’identikit

Secondo gli esperti internazionali, a soffrire maggiormente della perdita di sonno saranno le donne e gli anziani. A confermare è anche la Responsabile del Servizio di Medicina del Sonno dell’Istituto Auxologico Italiano IRCCS – Ospedale San Luca – Università Milano: “Ci sono sicuramente delle categorie a rischio maggiore perché caratterizzati da maggior fragilità. Tra questi soggetti a maggior rischio ci sono, ad esempio, le donne soprattutto in gravidanza, insieme a bambini e anziani. Inoltre, sono potenzialmente più a rischio alcune categorie di lavoratori come i turnisti, che già hanno una privazione di sonno legata all’attività lavorativa stessa”.