Ogni anno, vengono uccisi tra i 63 e 273 milioni di squali, e molte specie sono sempre più minacciate in tutto il mondo. A livello globale gli squali sono uccisi per la loro carne e per l’olio di fegato, ma la minaccia maggiore è ancora lo spinnamento.

Sono, dodici le specie protette dal Cites che riescono a essere intercettate con facilità nel caso di animali integri. Già proibito nelle acque e a bordo delle navi nel territorio dell’Unione Europea, il taglio delle pinne viene ugualmente praticato a causa degli scarsi controlli. Ma lo ‘spinnamento’, oltre a render ancora più crudele la pratica, ne rende quasi irriconoscibili gli esemplari.

L’Europa ogni anno, secondo i dati forniti da Oipa – Organizzazione internazionale protezione animali –, arriva a esportare 3,5 mila tonnellate di pinne destinate soprattutto al mercato orientale. È qui, infatti, che viene preparata una zuppa tradizionale che il nostro continente serve alimentando un’industria sanguinaria (e milionaria). Ora, di fronte a questa barbarie, la stessa Oipa ha lanciato un’iniziativa che vuole sensibilizzare e coinvolgere i cittadini europei.

Si tratta di ‘Stop Finning Ue – Stop the Trade’, una raccolta firme contro importazione, esportazione e transito delle pinne di squalo. «Il ‘finning’, o ‘spinnamento’, è una pratica brutale usata nella pesca in alto mare che sempre più frequentemente viene praticata attraverso le cosiddette ‘catture accessorie indesiderate’ di tonno e pescespada”, spiega il presidente Massimo Comparotto.

Che aggiunge: “Agli squali catturati vengono tagliate le pinne da vivi: una crudele e dolorosa mutilazione dopo la quale gli animali sono ributtati in mare dove affondano e muoiono dissanguati. Lo ‘spinnamento’ è un metodo di pesca ‘salvaspazio’ e in quanto tale altamente proficuo”. Da qui la richiesta della petizione europea: estendere il Regolamento UE n. 605/2013 ‘Fins Naturally Attached’ bandendo ogni forma di commercio di squali e razze nell’UE.