Il fiuto dei cani riconosce il Covid, il loro olfatto è quasi infallibile una precisione che sfiora il 100%, molto più qui dei tamponi rapidi, la cui sensibilità varia tra varia tra l’87 e il 98%. Sono questi i sorprendenti risultati del progetto C19 screendog, primo studio scientifico multicentrico italiano, coordinato dall’Università Politecnica delle Marche, sui cani da rilevamento covid.

Il fiuto finissimo di cani addestrati sa riconoscere la positività al Sars-CoV2 e supera anche la fase dei test nei drive in. Lo indica il primo studio multicentrico italiano di questo tipo «C19-screendog», coordinato dall’Università Politecnica delle Marche su campioni raccolti dal dipartimento di prevenzione dell’Asl di Sassari, diretto da Franco Dettori, e custoditi nei laboratori dell’Ats.

L’obiettivo è validare un protocollo di addestramento di cani specializzati nel rilevare positivi al Sars-Cov2 e dimostrare che cani preparati da cinofili esperti, possono costituire un sistema di screening su persona comparabile ai test antigienici rapidi.

I risultati sono stati presentati ieri: in 5 mesi il test è stato utilizzato in 1.251 soggetti, tra vaccinati e non, ed è emersa una sensibilità dei cani specializzati a rilevare il Covid tra il 98% e il 100%. Recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato che i cani da rilevamento sono in grado di riconoscere campioni di sudore prelevati da soggetti positivi al Sars-Cov-2, con sensibilità e specificità comparabili a quella dei migliori test rapidi.