Il kenaf, o Hibiscus cannabinus, è simile alla juta. La fibra naturale ottenuta, poco conosciuta, vanta davvero molteplici virtù e applicazioni.

In Africa, continente di cui è originario, il Kenaf viene tuttora impiegato in cucina e nella medicina popolare. Nel 1940 furono gli USA i primi a sostituirlo alla juta, sancendone la distribuzione su larga scala. La pianta oggi viene coltivata anche nel nostro paese, per la produzione dei pannelli per l’isolamento termico ed acustico usati in edilizia.

Questi pannelli si dimostrano traspiranti e non attaccabili da muffa, e garantiscono ottime prestazioni termiche ed acustiche; inoltre, si posano con estrema facilità, non sono eccessivamente pesanti, si tagliano con un taglierino, non generano polvere e sono super resistenti al tempo.

Ma non è tutto: le fibre del Kenaf sono impiegate anche come materiale per pacciamatura nel settore orticoltura e per la produzione di tessuti, lettiere per animali e materiali di imballaggio.

Come detto, poi, la pianta ha anche delle parti edibili: non solo in Africa fa parte della cucina locale ma le sue foglie vengono utilizzate per produrre alimenti per animali e dai suoi semi si ricava un polisaccaride anticolesterolo.

Ma la sua particolarità forse meno nota è che assorbe grandi quantità di anidrite carbonica e depura l’acqua dal fosforo.
Secondo degli studi effettuati in Giappone si è potuto verificare che la pianta, attraverso il processo di fotosintesi, agisce come un “mangiaveleni“.

Pare che coltivando un chilometro quadrato di kenaf, si possono assorbire circa 500 tonnellate di anidrite carbonica all’anno, rendendo così più pulita l’aria che respiriamo. La pianta è originaria dell’Africa occidentale, ma si adatta a climi anche freddi essendo molto resistente. Una pianta davvero particolarmente preziosa per l’ambiente.