Il viagra, utilizzato per la disfunzione erettile e l’ipertensione polmonare, potrebbe ridurre significativamente il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer e diventare così oggetto di ricerca per lo sviluppo di farmaci in grado di curare la forma più comune di demenza legata all’età. La notizia sulle nuove potenzialità del Viagra arriva da uno studio pubblicato su Nature Aging.

L’Alzheimer colpisce centinaia di milioni di persone in tutto il mondo e circa un milione in Italia. Il meccanismo che causa la malattia è multifattoriale ed è scatenato, in prima istanza, dalla deposizione della proteina amiloide nel cervello. Attualmente non esiste un trattamento efficace per la cura di questa malattia, che, a causa dell’invecchiamento della popolazione, comporta crescenti oneri finanziari e sociali.

La ricerca

Ma come sono arrivati alla conclusione che proprio il Viagra è il farmaco più ‘efficiente’? “I ricercatori – spiega Federica Agosta, associato di Neurologia all’Università Vita-Salute San Raffaele e responsabile dell’unità di Neuroimaging delle malattie neurodegenerative dell’Irccs Ospedale San Raffaele – hanno analizzato i dati sui sinistri assicurativi di oltre sette milioni di persone negli Stati Uniti e valutato il rischio di sviluppare malattia di Alzheimer in 6 anni. Tra questi soggetti hanno in particolare analizzato anche coloro che assumevano sildenafil, tendenzialmente uomini visto che il principio attivo è utilizzato soprattutto per contrastare la disfunzione erettile”.

Circa il 70% di rischio in meno

Pur tenendo conto di altri potenziali fattori influenti come la razza, l’età e in particolare il sesso (ricordiamo che la malattia di Alzheimer è più frequente nei soggetti di sesso femminile), la prescrizione di questo farmaco è risultata associata ad una riduzione del 69% del rischio di diagnosi di Alzheimer dopo 6 anni di follow-up.

Gli effetti del sildenafil sull’afflusso di sangue al cervello

Ma il Viagra potrebbe agire anche in maniera più aspecifica: “Altri studi in vitro hanno valutato la sua efficacia antiossidante. Inoltre, il sildenafil aumenterebbe l’apporto di sangue al cervello e favorirebbe la neurogenesi, quindi potrebbe essere utile per le demenze in generale”, prosegue la neurologa che aggiunge: “Sui pazienti è stato condotto uno studio con una singola dose che, però, non ha testato l’efficacia clinica ma ha dimostrato un aumento dell’afflusso sanguigno al cervello. Dunque, nessuna conclusione può essere tratta sull’efficacia clinica e sulla progressione della malattia”.