Ilaria Capua, virus e fuga da laboratorio: “È già accaduto”

Ilaria-Capua

L’origine della pandemia di Covid-19 è un tema a lungo discusso sul quale gli esperti non sono ancora riusciti a fare chiarezza. Nel dibattito è intervenuta la virologa Ilaria Capua, che con un approfondimento sul Corriere della Sera ha ricordato tutte le volte in cui è successo che un virus varcasse la soglia di un laboratorio minacciando la salute pubblica, pur senza sbilanciarsi con teorie sul Sars-CoV-2.

I casi in cui dei virus sono fuoriusciti dai laboratori

“Le fughe di laboratorio di virus patogeni si sono verificate da quando esistono i laboratori”. Capua cita l’ultimo caso di vaiolo del 1978: “Janet Parker, una fotografa biomedica di Birmingham, lavorava al piano di sotto del laboratorio nel quale si mantenevano ceppi di vaiolo, si infettò, contagiò alcune altre persone e morì. Si suppone che il virus del vaiolo fosse entrato nelle condotte di aerazione, ma ciò non fu provato. Il direttore del laboratorio si suicidò”.

La virologa elenca altri casi di fughe di virus da laboratori: un ceppo manipolato di influenza russa nel 1977, dei reagenti contenenti un virus influenzale non adeguatamente inattivato distribuiti nel 2005 dai Cdc americani, un’epidemia di afta epizootica in Gran Bretagna causata probabilmente da un virus sfuggito alle misure di biosicurezza di un laboratorio.

Ilaria Capua ha quindi voluto ricordare che il rischio zero, quando si studiano dei virus in laboratorio, non esiste. Ma il punto focale della questione, per la virologa, è un altro: si interroga sulle conseguenze della manipolazione di virus in laboratorio, preziosa per la ricerca ma al contempo pericolosa.

Il futuro secondo Ilaria Capua

“Se non interveniamo adesso, noi potremmo immaginare centinaia se non migliaia di laboratori sparsi per il mondo che conservano e manipolano virus che hanno potenziale pandemico“, scrive Ilaria Capua. Per cui diventa fondamentale una riflessione sul tema, “coinvolgendo nel dibattito non solo scienziati ma un arcobaleno di prospettive che vanno dall’etica, al rischio bioterroristico, alle inevitabili fughe di laboratorio — oltre alla sacrosanta libertà di ricerca. Una non banale valutazione costi-benefici”.