L’insalata in busta, seppur comoda, non sempre è sinonimo di qualità. Scopriamo perché. Si tratta di verdura di IV gamma: sbucciata, lavata, tagliata e confezionata. Ciononostante, una volta a casa andrebbe rilavata, soprattutto se destinata a donne incinte, a rischio di toxoplasmosi.

Questa insalata va consumate nel giro di 5-7 giorni, rispettando la data di scadenza, per evitare proliferazione dei batteri ed alterazione delle caratteristiche organolettiche. Al momento dell’acquisto, controllate la data di scadenza e che la confezione sia integra e sigillata; una volta a casa, poi, evitate di riporla nel cassetto per la frutta e verdura, dove si trovano temperature superiori ai 4°; meglio metterle nei ripiani centrali.

Prima di portarla in tavola, verificate che le foglie non si siano alterate; odore di rancido? gettate nel sacchetto dell’umido. Controllate anche il colore e che non ci sia essudato sul fondo della busta. Poi, risciacquate e consumate subito. Sono diversi i motivi per cui preferire l’insalata fresca a quella in busta. Intanto, quella in busta è più costosa. Poi, anche se privata degli elementi di scarto ed etichettata, non è sterilizzata, perde rapidamente le vitamine e dura meno.

Tuttavia, è bene prestare attenzione a diversi particolari al momento dell’acquisto in modo da essere certi dell’integrità del prodotto che stiamo mettendo nel carrello. Davanti alle varie confezioni al banco, infatti, la prima raccomandazione è leggere le informazioni che la confezione riporta.

Gli esperti, del resto, tendono a consigliare l’insalata sfusa ma questo non significa che quella in busta sia da demonizzare. Piuttosto, il segreto sta proprio nel saper interpretare correttamente alcuni dettagli per una spesa del tutto consapevole. Alcuni studi recenti, oltretutto, sembrano ribaltare la convinzione secondo la quale la verdura sfusa sia più contaminata dai microbi (tra questi escherichia coli, listeria e salmonella) di quella già pronta a dimostrazione che ogni confezione è sottoposta ormai a una serie di controlli più che rigorosi.

Detto questo, però, il pericolo maggiore è rappresentato dalle tracce di metalli pesanti e pesticidi che, entro i limiti previsti dalla legge, possono comunque permanere nei sacchetti. Che fare? Ecco che cosa può dirci il sacchetto. La prima osservazione deve considerarne l’integrità: verifichiamo, quindi, che la busta sia sigillata in ogni suo lato e che non abbia rigonfiamenti. Se, infatti, la plastica risulta gonfia è un segnale di proliferazione batterica al suo interno.

Ma non è tutto, a dissuadere dall’acquisto di insalata in busta ci si mette anche l’ambiente: equivale ad un utilizzo eccessivo di plastica e contribuisce allo spreco d’acqua, a causa del doppio lavaggio necessario.