Tra le tante peculiarità che distinguono l’animale Uomo da tutte le altre specie, una da molti decenni ha attirato l’attenzione di numerosi studiosi della nutrizione, l’essere umano, infatti, è l’unico animale che consuma latte o prodotti derivati da esso anche in età adulta.

Secondo alcuni studi, l’inserimento del latte e dei suoi derivati nella dieta dell’uomo adulto dovrebbe risalire a circa 9000 anni fa, epoca in cui l’uomo abbandonò il nomadismo iniziando a praticare la pastorizia e l’agricoltura in maniera più sistematica.

Dal punto di vista evoluzionistico il consumo di latte in età adulta si può definire un evento abbastanza recente, ciò spiega i disturbi che molte persone riferiscono dopo il consumo di questi alimenti anche se in piccole quantità.

Il latte contiene un particolare zucchero chiamato lattosio che per essere digerito deve essere metabolizzato da un enzima chiamato lattasi.

Questo enzima è molto attivo nel bambino soprattutto nei primi mesi di vita in cui il latte rappresenta per questo l’unica fonte di sopravvivenza.

L’attività della lattasi si riduce con il passare dei mesi fino ad annullarsi totalmente in età adulta. Se questo ragionamento fosse vero allora ogni adulto risulterebbe intollerante al lattosio, in realtà alcune persone mantengono la capacità di digerire latte e suoi derivati grazie a forme di lattasi che mantengono invariata la loro attività nel tempo.

Secondo numerose analisi statistiche circa il 50% degli italiani presenta una forma di malassorbimento del lattosio che per molte persone si traduce in una serie di disturbi comunemente definiti: “sindrome da intolleranza al lattosio”.

Gli zuccheri non digeriti in genere vengono aggrediti dalla flora batterica intestinale subendo dei fenomeni di fermentazione.

Queste modificazioni biochimiche, portano alla formazione di idrogeno e metano all’interno dell’intestino, causando forti dolori dovuti alla distensione della parete intestinale e flatulenza, disturbi che per molte persone possono rappresentare anche una fonte di disagio sociale.

I prodotti della fermentazione del lattosio, inoltre, possono aumentare il richiamo di acqua all’interno del lume intestinale generando a volte violente scariche diarroiche.

I sintomi dell’intolleranza al lattosio, come già detto, sono comuni a numerose patologie intestinali (sindrome del colon irritabile, celiachia, morbo di chron) ciò rende difficile per il medico fare una diagnosi basandosi esclusivamente sull’anamnesi del paziente.

A quali esami bisogna sottoporsi?

L’esame diagnostico più diffuso per accertare l’intolleranza al lattosio è il test del respiro o breath test, un esame non invasivo che consiste nell’analisi dell’aria espirata dal soggetto prima e dopo la somministrazione di una dose di lattosio.

Nel momento in cui lo zucchero del latte non viene digerito e inizia a fermentare, infatti, si ha un’iper-produzione di idrogeno: se il test rivela che l’aria espirata è eccessivamente ricca di questo gas, significa che è presente l’intolleranza. Un test genetico, invece, può accertare l’eventuale origine o predisposizione genetica (sia omozigote che eterozigote) del disturbo.