Juan Carrito, il più noto orso marsicano del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, non c’è più. Il suo corpo è stato trovato sulla strada tra Castel di Sangro e Roccaraso e la sua morte, secondo le autorità locali, è stata quasi istantanea.

Guardaparco, Carabinieri, Carabinieri Forestali e il dottor Scioli si sono recati sul posto ma non sono riusciti a salvarlo.

Nel corso degli anni vi abbiamo raccontato dei suoi incontri, delle sue incursioni nei centri abitati, dei tentativi di insegnargli a non coesistere con l’uomo ma con i suoi simili, tra le sue montagne lontane dagli esseri umani e dei pericoli che avrebbe potuto correre. Uno di questi non lo ha risparmiato.

Il corpo dell’orsetto sarà trasportato all’Istituto Zooprofilattico per la necroscopia, dove sarà sottoposto ad autopsia ed eventualmente ad esami tossicologici. La storia ci lascia senza parole, ma è un doloroso promemoria di quanti animali perdono la vita ogni anno in collisioni vicino a strade e incroci in tutto il nostro Paese.

La morte di Carrito è una sconfitta per tutti. In Italia, in base ai recenti censimenti, sono rimasti poco più di 50 esemplari di questa specie; attraverso i progetti dell’Unione europea, l’impegno era di raddoppiare l’area della specie e il numero di individui presenti entro il 2050.

“Ho appreso con grande dolore la notizia dell’investimento mortale di Juan Carrito, l’orso marsicano più famoso e amato d’Abruzzo”, commenta il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio: “La sua perdita rattrista non solo l’Abruzzo ma il mondo intero che ha scoperto l’Abruzzo e la bellezza degli orsi attraverso i numerosi video che lo ritraevano sin da cucciolo con i suoi fratelli e l’orsa Amarena”. 

Tutto questo dovrebbe insegnarci a rispettare la natura più che mai; ciò significa guidare con la massima cautela per non ostacolare il passaggio di qualcun altro mentre sta cercando di arrivare da qualche altra parte.