Gli occidentali la chiamano “Kuzu”, mentre gli asiatici la conoscono come “Pueraria montana”. Si tratta di una pianta selvatica rampicante originaria del Giappone, appartenente alla famiglia delle Fabaceae, i cui membri crescono tipicamente sui pendii in prossimità di vulcani e montagne.

È una pianta estremamente forte e longeva, che può vivere per molti anni e crescere di decine di metri in una sola stagione. Nonostante i magnifici fiori blu e viola del Kuzu, né i petali né la pianta vengono utilizzati per scopi medicinali, ma solo le radici.

Da questi tuberi si ricava l’amido bianco, che ha un importante effetto alcalinizzante sull’organismo. Può prevenire l’acidosi, soprattutto nel sangue o nei succhi gastrici.

A chi fa bene e perché

Le persone con squilibri digestivi, come gastrite, acidità di stomaco, reflusso gastroesofageo e infiammazioni importanti (come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa), possono trarre beneficio dal Kuzu.

Il kuzu, se assunto regolarmente, può contribuire a ridurre la necessità di farmaci e a diminuire il rischio di riacutizzazioni nelle persone che soffrono di alcuni disturbi.

Poiché la capacità tampone del kuzu neutralizza i succhi gastrici in eccesso, allevia il dolore e il bruciore associati alla gastrite e alle ulcere gastro-duodenali.

Il kuzu aiuta a prevenire il reflusso gastrico e l’ernia iatale (condizioni che provocano un fastidioso e malsano passaggio di succhi acidi dallo stomaco all’esofago), riduce sintomi come raucedine, tosse o bronchite associati a queste condizioni.

IInoltre, gli alimenti integrati con kuzu rendono le feci più morbide e più facili da eliminare, un effetto utile nel trattamento della stitichezza, delle ragadi anali e delle emorroidi.

Infine, l’acqua di kuzu e un bicchiere d’acqua possono essere utili in caso di diarrea, aumentando la consistenza delle feci ed esercitando un’azione antinfiammatoria sulla mucosa intestinale.