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La marijuana è la sostanza stupefacente più utilizzata con finalità ricreativa nel vecchio continente. Secondo un studio europeo (EMCCDA), basato su dati raccolti nel 2017, gli italiani risultano essere i quarti consumatori di cannabis in Europa, superati da Francia (44,8%), Danimarca (38,4 %) e Spagna (35,2%). A consumarla maggiormente sono i giovani under 34, seguiti dai consumatori più anziani (over 55 anni) che rappresentano solo l’1,7 % del totale.

Ricerche recenti hanno stimato che circa 3 persone su 10 che fanno uso di marijuana hanno un disturbo da uso di marijuana, e per le persone che iniziano a usarla prima dei 18 anni, il rischio è ancora maggiore. Studi suggeriscono che l’uso di marijuana colpisce direttamente il cervello, in particolare le parti responsabili della memoria, dell’apprendimento, dell’attenzione, del processo decisionale, della coordinazione, delle emozioni e del tempo di reazione. Inoltre, l’uso a lungo termine o frequente di questa sostanza è stato collegato ad un aumento del rischio di psicosi o schizofrenia in alcuni consumatori.

Ora un nuovo studio dell’American Heart Association, ha mostrato che l’uso di cannabis, metanfetamine, cocaina e oppiacei causano un aumento significativo della fibrillazione atriale (battito cardiaco irregolare), suggerendo che queste sostanze potrebbero aumentare il rischio di malattie cardiache a lungo termine nonchè di morte cardiaca improvvisa. “Per quanto ne so – ha affermato il ricercatore principale Gregory Marcus -, questo è il primo studio a considerare l’uso di marijuana come predittore del futuro rischio di fibrillazione atriale”. La ricerca è stata pubblicata sull’ European Heart Journal.

Lo studio

Per capire come le droghe ricreative possono influire sulla salute del cuore, i ricercatori hanno analizzato  le cartelle cliniche di oltre 23 milioni di persone, residenti in California, che si sono recate al pronto soccorso dal 2005 al 2015. Tra i pazienti esaminati, 132 mila avevano riferito di aver usato cannabis, mentre una percentuale più piccola di aver usato metanfetamina (98.000), cocaina (49.000) e oppiacei (10.000).

La cannabis aumenta il rischio di fibrillazione atriale

Nel corso dei 10 anni, quasi un milione di persone nella coorte ha sviluppato la fibrillazione atriale (FA). Aggiustando i dati per fattori di rischio, i ricercatori hanno scoperto un aumento significativo del rischio di sviluppare fibrillazione atriale in coloro che usavano diverse tipi di droghe. In particolare, è emerso che l’uso di metanfetamina aumenta dell’86% il rischio di FA (percentuale più alta di rischio rispetto alle altre sostanze), ma  anche che la cannabis aumenta questo rischio del 35%.

“Nonostante mostri un’associazione più debole con la fibrillazione atriale incidente rispetto alle altre sostanze, l’uso di cannabis mostra comunque un’associazione di entità simile o maggiore a fattori di rischio come la dislipidemia, il diabete mellito e le malattie renali croniche. Inoltre – hanno affermato gli autori dello studio -, quelli che fanno uso di cannabis, hanno mostrato un rischio relativo simile di fibrillazione atriale incidente come quelli che fanno uso di tabacco tradizionale”.