Era il simbolo dell’integrazione e di come anche un piccolo centro sperduto, legato al territorio e alle sue tradizioni, possa aprirsi all’accoglienza. Frassilongo, in Trentino, da diversi anni ospitava Agitu Gudeta, quarantaduenne di origine etiope che a Maso Villata aveva iniziato la sua seconda vita con l’azienda agricola La Capra Felice.

Dopo la morte violenta della donna, nella stessa Valle dei Mocheni in cui viveva, è una ventenne a occuparsi degli animali di Agitu. La decisione è arrivata grazie a una vera e propria mobilitazione che potrebbe portare all’affidamento degli animali a un santuario in memoria della Gudeta. La giovane ‘pastora’ si chiama Beatrice Zott e nonostante i soli 20 anni ha già una discreta esperienza nella cura delle greggi.

Negli ultimi due anni si è, infatti, occupata degli alpeggi estivi a malga Pletzn e la sua passione ha radici familiari profonde. Non solo: Beatrice conosceva bene Agitu e le due donne, in un mondo prettamente maschile come quello dell’allevamento, erano legate da stima autentica. Naturale, quindi, che potesse essere la Zott a subentrare almeno al momento.

Sono tante le mobilitazioni a sostegno delle caprette pezzate con cui Gudeta produceva anche formaggi, uova e cosmetici. Subito dopo l’assassinio, è stata lanciata una raccolta fondi che ha fruttato oltre 80mila euro per il sostentamento dell’azienda. Ma all’orizzonte si prospetta anche la possibilità che le capre vengano accolte in un santuario per animali che possa conservare la memoria di Agitu.

Il sindaco di Frassilongo ha per la mani la lettera inviata dalla coordinatrice della Rete dei santuari Sara D’Angelo. L’associazione chiede l’adozione delle capre in modo che possano vivere in maniera libera ed essere testimonianza del lavoro della Gudeta. “Abbiamo chiesto ufficialmente l’affidamento delle sue capre – si legge sul profilo Facebook de La Rete dei Santuari di Animali Liberi – Le capre di Agitu vengano affidate ai 14 rifugi della Rete dei Santuari di animali liberi in Italia. È la proposta avanzata al sindaco di Frassilongo dall’associazione Vita da Cani.” “Faremo il possibile per poterle salvare e impedire che vengano affidate ai pastori locali che, inevitabilmente le sfrutterebbero e nel tempo le condannerebbero a morte”, conclude il post sul social.