L’hanno chiamata malattia delle “bambole di vetro”. Ma il suo nome scientifico è Porpora Immune Trombocitopenica, che si riassume con la sigla ITP dall’inglese. In sintesi è una patologia autoimmune che comporta una drastica riduzione delle piastrine nel sangue con conseguenti problemi di coagulazione.

Nella ITP, tra i sintomi maggiormente riconoscibili figura la comparsa di petecchie e di ecchimosi a livello cutaneo, insieme a sanguinamenti dal naso (epistassi) o dalle gengive (gengivorragie). Sono frequenti anche bolle emorragiche in corrispondenza delle mucose, sanguinamenti dell’apparato gastro-intestinale e genito-urinario (presenza di sangue nelle urine) e, nelle donne, emorragie più abbondanti nel corso delle mestruazioni. In alcuni casi, vi può essere la concomitante presenza di anemia sideropenica secondaria, che può essere accompagnata da debolezza o astenia.

La terapia si basa sul ricorso ai corticosteroidi e immunosoppressori (per bloccare l’attività del sistema immunitario), immunoglobuline (per rallentare la perdita delle piastrine) e agonisti del recettore della trombopoietina (per stimolarne invece la produzione). Nei casi estremi, invece, si rende necessaria l’asportazione della milza.

Se la malattia cronicizza diventa compagna di vita, da seguire con cure mirate e supportare sotto l’aspetto psicologico.

Come spiega Barbara Lovrencic, Presidente di AIPIT Onlus, in molti casi la patologia lascia segni ben visibili sulla pelle: i livelli bassi delle piastrine causano la comparsa di ematomi (spontanei o come conseguenza del minimo urto), oltre a sanguinamenti da naso, gengive e parti interne del corpo. In altri casi la patologia è invece invisibile ed induce senso di spossatezza e disagio.