La “neve di sangue” detta anche “watermelon snow“, cioè “neve d’anguria”, per via del suo aspetto e consistenza, sta preoccupando i ricercatori. Non a caso, già il nome fa presagire scenari inquietanti.

Avvistata sulle Alpi, ma non solo, la neve rossa è ormai presente su alcune delle vette più alte del mondo. Nonostante crei panorami spettacolari, il nome dice già tutto: la sua presenza non indica niente di buono per lo stato di salute del pianeta. Anche perché, se questo tipo di neve appare soprattutto durante l’estate, quello a cui si sta assistendo negli ultimi tempi è che appare prima e sparisce sempre più tardi. 

Che cos’è la neve di sangue?

Ciò che rende questa neve di color rosso è la presenza della Chlamydomonas Nivalis. Si tratta di un’alga che in realtà è verde, ma che a causa della presenza dell’astaxantina, un pigmento carotenoide rosso che si combina alla clorofilla, crea quella tonalità caratteristica. 

Ciò che preoccupa i ricercatori è che la Chlamydomonas Nivalis si è evoluta in un nuovo genere, chiamata Sanguina. Questa variante d’alga assorbe in maniera più intensiva il calore e attiva un processo di protezione che funziona un po’ come una “crema solare”, mettendosi al sicuro inglobando il calore in modo per lei sano e creando fioriture algali che possono estendersi da 20 a 30 metri e andare in profondità per oltre 25-30 centimetri.

Il ruolo della neve rossa nel disgelo

Perché questa evoluzione sarebbe preoccupante? Per due ragioni. In primis, il suo ruolo nel disgelo: la Sanguina fa sciogliere la neve molto più velocemente, a ritmi spaventosi. Questo significa che le aree colpite stanno diventando sempre più secche, in maniera abbastanza allarmante: colpa del riscaldamento globale, che attiva il processo di proliferazione e di protezione di quest’alga e che crea tutte le condizioni per renderla sempre più resistente.

Poi, perché la Sanguina si sta diffondendo molto velocemente a diversi livelli di altezza. Prima, infatti, la si poteva rintracciare solo tra i 10.000 e i 12.000 metri d’altezza. Di recente, invece, lo scienziato Eric Marechal ne ha raccolti diversi campioni a “soli” 2.500 metri d’altezza e ha lanciato l’allarme, spiegando che è necessario trovare un modo (rispettoso per l’ecosistema) per arginare il processo.

Il volume della neve e lo scioglimento dei ghiacci

La presenza della neve rossa è l’ennesimo segnale d’allarme che indica che il nostro Pianeta è a rischio per il suo surriscaldamento e per la siccità. Diversi team di ricercatori sono al lavoro per monitorare i volumi attuali di neve presenti sulle diverse vette del globo. Attualmente, quelle delle Alpi sono le zone più bersagliate dalla Sanguina, con aree sempre più colonizzate e macchie secche sempre più presenti e preoccupanti.

Il direttore del CEA di Grenoble, Alberto Amato, ha già affermato che la Sanguina sembra aumentare in maniera quasi inarrestabile e che il suo contatto con l’anidride carbonica a diversi livelli d’altezza sia destinato a creare un impatto devastante. Mentre aumenta la preoccupazione, però, continuano gli studi. Sperando di non essere già arrivati al punto di non ritorno.