La Toscana intensifica la guerra alla peste suina africana. Già a settembre la Regione aveva stanziato 4 milioni di euro per aiutare gli allevatori a realizzare doppie recinzioni: la scadenza è il 28 febbraio ma è stata data la possibilità di partire subito con i lavori. Sempre a settembre, ad Arezzo, avviata un’esercitazione insieme alle Atc per simulare sul campo la ricerca di carcasse di cinghiali. Perché tanta preoccupazione? E cos’è la Psa?

La peste suina africana è una malattia virale di suini e cinghiali, solitamente letale. Non esistono vaccini né cure: per questo un primo caso è seguito solitamente dalla morte di moltissimi esemplari, con il rischio di devastare gli allevamenti.

La buona notizia è che non c’è alcun rischio per l’uomo, né in caso di contatto con gli animali infetti né con l’eventuale consumo della carne. Da mesi la Psa ha iniziato a espandersi in vari Paesi europei ed è arrivata in Piemonte e Liguria: 114 Comuni sono stati inseriti dal Ministero nella “zona infetta” con divieto di qualsiasi attività nei boschi. Pesanti le ricadute economiche, visto che vari Paesi hanno già bloccato l’export dall’Italia di insaccati.

In Toscana non è emerso alcun caso, ma il fatto che la Psa sia arrivata in Liguria e la quantità di cinghiali nei nostri boschi creano preoccupazione.

L’allevamento dei suini ha un peso importante (1200 aziende specializzate e 120mila capi), anche per la presenza di razze di alto pregio come la cinta senese. In Toscana sono frequenti i recinti all’aperto (la cinta senese li prevede per disciplinare) e questo rischia di rendere il contatto con i cinghiali più probabile. L’allerta è massima.

Già oggi gruppi di cacciatori formati e dotati di un kit perlustreranno i boschi di Massa Carrara: se troveranno delle carcasse di cinghiale preleveranno dei campioni da inviare alle Asl. Allo studio un’ordinanza per le stesse aree e domani la giunta dovrebbe formalizzare una task force regionale.

“L’attenzione è massima – spiega l’assessora all’agricoltura Stefania Saccardi – e azioni mirate sono state messe in campo da tempo, a partire dalle doppie recinzioni per proteggere gli allevamenti. Vogliamo rassicurare i cittadini: nessun pericolo per la loro salute”. “É fondamentale ogni misura per il contrasto alla diffusione della malattia – spiega l’assessore alla salute Simone Bezzini – a tutela del patrimonio faunistico e zootecnico e degli aspetti economici e produttivi”.