La carenza di livelli di vitamina D è una condizione che interessa una elevata percentuale di individui della popolazione di tutte le età.

Notevole attenzione è stata posta recentemente al possibile ruolo del deficit di tale vitamina nello sviluppo di diverse malattie croniche, tra le quali quelle cardiovascolari.

Secondo una ricerca, pubblicata sull’European Heart Journal, ha dimostrato, che le persone con carenza di vitamina D hanno maggiori probabilità di soffrire di malattie cardiache e pressione sanguigna più alta, rispetto a quelle con livelli sufficienti di vitamina D. 

Inoltre, nei soggetti con le concentrazioni più basse il rischio di malattie cardiache era più del doppio di quello osservato nei soggetti con concentrazioni sufficienti.

“Alla luce di questi risultati – suggeriscono i ricercatori – una correzione dei livelli di vitamina D in soggetti carenti, attraverso l’alimentazione o integratori specifici, potrebbe ridurre l’incidenza a livello globale delle malattie cardiovascolari e l’onere di queste sulla sanità pubblica”.

Vitamina D e alimentazione

Il 20% del nostro fabbisogno giornaliero di vitamina D proviene dall’alimentazione (pesce azzurro, tuorlo d’uovo, latte e formaggio) o dalla supplementazione, la restante parte (80%) viene prodotta dalla cute per effetto dei raggi UVB, e immagazzinata nel fegato e nel tessuto adiposo.

I valori delle vitamina D

Una carenza di vitamina D si verifica con valori inferiori a 10 ng/ml, una insufficienza dai 10 ai 30 ng/ml, e una tossicità oltre i 100 ng/ml. I valori che, invece, indicano un’ottimale concentrazione in un soggetto sano variano in media da 30 a 100 ng/ml.

La ricerca

Il team di ricercatori ha utilizzato informazioni relative a 267.980 persone provenienti da “UK Biobank” (un ampio studio prospettico che ha coinvolto oltre 500.000 partecipanti di età tra 37 e 73 anni reclutati da 22 centri di valutazione in tutto il Regno Unito tra il 2006 e il 2009 con l’obiettivo di migliorare la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie di mezza età e vecchiaia) e messo in relazione i valori delle concentrazioni di vitamina D con gli eventi cardiovascolari e la mortalità.

I partecipanti avevano compilato questionari per fornire informazioni sullo stato di salute e sugli stili di vita durante l’indagine di base e fornito campioni di sangue per biomarcatori e analisi genetiche.