Lasciare il caricabatteria nella presa è sbagliato, vediamo perchè

158

La maggior parte dei possessori di smartphone sono soliti caricare il loro dispositivo nel corso della notte, in modo che questo sia pronto e scattante per accompagnarci nel corso di tutta la giornata. Tuttavia le batterie dei dispositivi più comuni si ricaricano in tempi molto minori di quelli che dedichiamo al sonno; in circa 2-3 ore il lavoro è fatto.

Quando il caricabatterie non serve più è opportuno staccarlo dalla presa di corrente, perché se rimane attaccato continua a consumare energia per il semplice fatto di essere collegato alla corrente. Come mai? Perché al suo interno contiene un piccolo trasformatore che richiede in ogni caso piccole quantità di energia. Il dispendio di energia, che in questo caso potremmo definire “a vuoto” e del tutto inutile, è riscontrabile anche dal fatto che il caricatore emana un leggero calore

Se questa motivazione non risulta convincente, allora sappiate che lasciare il caricabatterie attaccato alla presa di corrente incide anche sulla bolletta. Si stima che un caricabatterie per smartphone connesso alla presa di corrente consumi 0.25 watt. Certo, è un valore basso, ma se in famiglia tutti hanno l’abitudine di non staccare il proprio caricabatterie dalla presa, l’aumento in bolletta si farà notare.

Non siete ancora convinti? Bene, allora sappiate che un caricabatterie costantemente attaccato alla corrente è più soggetto a rompersi perché tende a surriscaldarsi: ciò mette a rischio le sue componenti interne e la sua funzionalità, rendendolo quindi meno efficiente. Tradotto in termini pratici vuol dire che il caricabatterie lavora male e ricarica lo smartphone più lentamente, e verosimilmente in men che non si dica bisognerà comprare un nuovo caricabatterie. Come se non bastasse tutto ciò può ripercuotersi anche sul dispositivo che stiamo caricando, compromettendone l’efficienza e il buon funzionamento.