Occorre ancora portare pazienza: anche questo Natale non sarà all’insegna di tavolate, abbracci e baci.

La guardia non deve essere abbassata: la curva dei contagi sta risalendo in tutto il mondo e in molti paesi stanno aumentando le restrizioni. È innegabile: il pranzo di Natale in famiglia è una pericolosa occasione di contagio. Per questo i virologi consigliano di limitarsi a 6-8 invitati, di stare attenti con bambini e anziani e di utilizzare la mascherina.

Insomma, anche per queste festività ci si appella al buon senso: pranzi in famiglia troppo affollati sono da evitare, anche se i componenti sono tutti vaccinati.

Per quanto riguarda i bambini, la vaccinazione partirà dal 23 dicembre e gli effetti della protezione si vedranno non prima dell’anno nuovo; perciò, occorre limitare gli incontri non protetti con nonni e soggetti fragili.

Tutti accorgimenti con cui si spera di non far impennare la curva dei contagi.

Il Natale 2021 è a rischio causa Covid? “Spererei di no – dice il virologo Massimo Clementi – Se non ci saranno elementi come manifestazioni senza mascherine, e se riusciremo a portare alla vaccinazione almeno la metà di quegli 8 milioni di italiani non vaccinati contro Covid tra gli over 12, e successivamente, vedremo in caso, i bambini con meno 12 anni, potremo veramente raggiungere un obiettivo di copertura della popolazione molto alto.

La strategia italiana è insistere sulle prime vaccinazioni e sulle terze dosi, che saranno un elemento che ci accompagnerà nei prossimi 4-5 mesi, visto che potremo fare i richiami dopo i 6 mesi dalla seconda dose, e questo rafforzerà molto il potere immunitario di tutti”. Per Clementi “siamo ancora in tempo” per salvare il Natale dallo ‘spettro’ della quarta ondata e di conseguenti eventuali misure di contenimento.

Mascherina sempre all’interno e all’esterno, via i tamponi dal Green pass e controlli alle frontiere per chi arriva dell’Est Europa“.

E’ questa la ‘ricetta’ di Massimo Ciccozzi, docente di Statistica medica ed Epidemiologia all’università Campus Biomedico di Roma, per salvare il Natale. “La situazione – dice l’epidemiologo all’Adnkronos Salute – è ancora sotto controllo, soprattutto per quel che riguarda gli ospedali dove siamo sotto le soglie sia per la terapia intensiva che per il ricovero ordinario. Ma l’incidenza aumenta e in Italia spinge molto il Nord-est dove ci sono tanti contagi, però prima di dire che il Natale è a rischio – frena Ciccozzi – aspettiamo di vedere quel che succede a fine novembre perché se, come io spero anche se è solo una speranza, noi dovessimo avere il picco a novembre, è fatta. Certo è che dobbiamo stare attenti, non dobbiamo abbassare la guardia”.

La raccomandazione principale dell’epidemiologo è “mettiamoci le mascherine sempre, anche all’esterno perché – sottolinea – lo vediamo quando andiamo a fare lo shopping in centro: la gente si avvicina molto, si accalca, quindi la mascherina è fondamentale. Stavamo andando bene – ricorda Ciccozzi – perché rovinare tutto e finire con qualche lockdown parziale a Natale? Non dobbiamo più tornare a questo. Portiamo la mascherina il più possibile”.

E poi “io toglierei prima di Natale i tamponi dal Green pass e lo renderei disponibile solo per i vaccinati” dice Ciccozzi. “Bisogna evitare che ci siano altri tipi di restrizioni anche perché – afferma l’esperto – avremmo un danno commerciale enorme e la gente non ce la fa più. Dobbiamo fare qualcosa”. E ancora, sollecita l’epidemiologo, “è fondamentale la sorveglianza con i tamponi all’aeroporto per chi arriva dai Paesi dell’Est che noi non stiamo facendo. Abbiamo molte persone che arrivano da Romania e Bulgaria e che non sono vaccinate perché in quei Paesi i vaccinati non superano il 30% della popolazione, e questo – conclude – ci potrebbe portare altro virus all’interno”.

“E’ un momento strano, ma dobbiamo uscire da questa attitudine alla facile propaganda, quella che ha portato anche la comunità scientifica ad essere meno credibile. Voglio dire che, per uscire dalla propaganda, dobbiamo evitare nell’immediato di ammiccare al populismo. Tanto poi possiamo sempre dire che da qui a poco il virus imprevedibilmente cambia e ce la prendiamo con altro, ma intanto abbiamo dichiarato. Finiamola di dire ‘nessuno tocchi il Natale’ o ‘sarà un Natale libero’, basta. La realtà ci dice che c’è un evidente calo della protezione rispetto alla trasmissione del Covid, che invece rimane intatta rispetto alla gravità della malattia e al decesso”. Lo evidenzia all’Adnkronos Salute l’immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud-Italia della Fondazione per la Medicina personalizzata.

“Oggi le persone mettono meno la mascherina al chiuso – dice l’esperto – Inoltre mi chiedo: ce la facciamo a vaccinare entro Natale con la terza dose tutti quelli che hanno completato il ciclo vaccinale già da 180 giorni? Assolutamente no, mancano i medici vaccinatori e gli hub vaccinali sono stati ridimensionati. Quindi come facciamo a dire che passeremo un Natale senza rischi? Non è una corretta comunicazione che facciamo ai cittadini”.

Per aumentare le vaccinazioni anti Covid “esiste anche un altro modo a cui stiamo ricorrendo poco, ovvero quello del sentimento sociale: io a casa mia a cena un mio conoscente o un mio amico non vaccinato non lo invito. Se tutti quanti cominciassimo a dire che se non sei vaccinato al cenone di Natale non ci vieni, credo che qualche altra vaccinazione si recupererà” dice l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, ex assessore alla Sanità della Puglia, ospite a ‘TimeLine’ su SkyTg24.

Sulla possibilità di intervenire con una stretta sul Green pass, Lopalco suggerisce che “si potrebbe limitare la validità del certificato, ovvero: lo si rilascia solo se o si è avuta l’infezione naturale, quindi se si è guariti dal Covid, o se si è vaccinati o se si ha una esenzione medica”.

Spero che a Natale non ci sia bisogno di arrivare a zone gialle con limiti ai cenoni” dice il virologo Fabrizio Pregliasco, docente della Statale di Milano, ai microfoni di ‘Un giorno da pecora’ su Rai Radio1. “Quello che mi preoccupa sarà lo shopping natalizio: magari bisognerà prevedere dei contingentamenti”, propone l’esperto. “Degli elementi e delle ipotesi emergono, come restrizioni sul Green pass e zone rosse chirurgiche in quelli che potrebbero essere dei focolai” di Covid-19. “Sicuramente bisogna prepararsi al peggio – ribadisce il medico – nella speranza di gestire poi una situazione più tranquilla”.

Insomma, per il virologo “bisogna ‘pre-occuparsi’. Questo colpo di coda – avverte – ovviamente ci sarà e non ce lo toglie nessuno, ma dipenderà molto anche dai nostri comportamenti nel vaccinarsi, rivaccinarsi e mantenere il nuovo galateo dei comportamenti. Fondamentali, negli ambienti chiusi e negli assembramenti all’aperto, le mascherine – ricorda Pregliasco – oltre alla disinfezione delle mani, cose che gli italiani si stanno un po’ dimenticando”.