L’olio di palma potrebbe favorire la comparsa di metastasi e far diventare più aggressive le cellule tumorali. Sono le conclusioni alle quali giungono Salvador Aznar-Benitah e colleghi dell’Istituto di Scienza e Tecnologia (IRB) di Barcellona (Spagna), attraverso un sofisticato studio sperimentale pubblicato su Nature.

In pratica, le cellule tumorali esposte all’olio di palma, anche per un breve periodo, diventerebbero più ‘aggressive’ e manterrebbero di questa loro inclinazione una stabile ‘memoria’ cellulare; e ad essere alterato non sarebbe tanto il Dna, quanto il suo funzionamento (alterazioni epigenetiche). Questo profilo di maggior aggressività sarebbe legato alla capacità di queste cellule ‘cattive’ di attirare intorno al tumore alcune cellule nervose particolari (le cellule di Schwann); queste formano intorno al tumore una sorta di ‘ragnatela’, che crea un ambiente in grado di favorire le metastasi.

Riuscire a bloccare le cellule di Schwann potrebbe dunque significare impedire al tumore di dare metastasi. Si tratta di una scoperta molto interessante visto che il 90% dei decessi per tumore è causato appunto dalle metastasi; capirne i meccanismi alla base, potrebbe aiutare a trovare delle terapie specifiche per arrestare questi processi.

“I nostri risultati – affermano gli autori – suggeriscono che una dieta ricca di olio di palma potrebbe favorire la comparsa di metastasi, anche se l’esposizione a questo grasso avviene in uno stadio molto precoce del tumore, quando ancora non è stato diagnosticato. E questa maggior aggressività, indotta nelle cellule tumorali dall’acido palmitico, sarebbe legata a modificazioni epigenetiche (e non a mutazioni del Dna)”.

Perché si formino le metastasi è necessario come prima cosa che alcune cellule si ‘stacchino’ dal tumore primitivo, che penetrino nel torrente sanguigno o nel circolo linfatico, raggiungano un altro organo o tessuto e lo colonizzino. Ma in questa ricerca gli autori hanno scoperto un nuovo meccanismo: le cellule tumorali esposte all’olio di palma sono in grado di costruirsi una sorta di ragnatela fatta di cellule nervose.

Queste cellule con la ‘memoria dell’aggressività’ (quelle cioè in grado di metastatizzare) sono in grado di attirare alcune cellule nervose che circondano il tumore con una sorta di ‘ragnatela’ che, a sua volta, secernono una matrice extra-cellulare ‘pro-rigenerativa’ che le cellule tumorali utilizzano a loro piacimento per moltiplicarsi e diffondere nel resto dell’organismo.

La struttura portante di questa ‘ragnatela’ sono le cellule di Schwann, una sorta di armatura che circonda e protegge i neuroni. In questi esperimenti gli autori dello studio pubblicato su Nature hanno anche dimostrato che impedendo a queste cellule di formare la ‘ragnatela’ di cellule nervose intorno al tumore, si previene la formazione delle metastasi.

“Questa scoperta potrebbe aprire la strada – afferma Gloria Pascual, ricercatore del laboratorio ‘Cellule staminali e tumori’ dell’IRB di Barcellona – allo sviluppo di terapie mirate a impedire la formazione di metastasi, il processo quasi sempre alla base della mortalità per tumore”.

Alcune alterazioni nel metabolismo degli acidi grassi sono state da tempo associate alla formazione di metastasi, cioè alla diffusione nel corpo delle cellule tumorali. Ma resta ancora da definire con precisione quali grassi alimentari possano essere responsabili di questo fenomeno e attraverso quali meccanismi.

Per fare un passo avanti in questa direzione Aznar-Benitah e colleghi, hanno esposto alcune cellule di melanoma cutaneo e di tumori della mucosa orale umana a tre diversi tipi di grassi dietetici: l’acido palmitico (un grasso saturo che rappresenta il principale componente dell’olio di palma), l’acido oleico (presente nell’olio d’oliva) e l’acido linoleico (componente dell’olio di semi di lino) per 4 giorni, prima di ‘trapiantarle’ in animali da laboratorio (topi), alimentati con una dieta standard.

Nessuno degli acidi grassi studiati ha indotto la comparsa di un nuovo tumore. Ma l’acido palmitico si è rivelato in grado di favorire la comparsa di metastasi; un effetto che non è stato osservato né con l’acido oleico, né con il linoleico.

Le cellule tumorali ‘pro-metastatiche’ sembrano dunque mantenere la ‘memoria’ dell’esposizione precedente ad elevati livelli di olio di palma. I tumori presenti in topi alimentati con una dieta ricca di olio di palma per appena dieci giorni, come anche le cellule tumorali esposte in laboratorio all’acido palmitico per quattro giorni, restano altamente metastatiche quando trapiantate in un topo alimentato con una dieta normale.

Questa ‘memoria’ (che può durare diversi mesi), in grado di conferire alle cellule una maggior propensione a dare metastasi, è riconoscibile dalla presenza di vari marcatori che i ricercatori spagnoli hanno individuato. In pratica, le cellule esposte all’olio di palma hanno una maggior capacità di promuovere l’innervazione.

Gli autori dello studio hanno scoperto che questa maggiore ‘aggressività’ è associata ad alcune alterazioni epigenetiche (cioè a modificazioni molecolari in grado di alterare l’espressione di alcuni geni, senza produrre però mutazioni nel Dna) nelle cellule metastatiche, che sono probabilmente le responsabili di capacità di dare metastasi a lungo termine.

Quali prodotti contengono olio di palma

Ad ogni modo, sia per proteggere in primis la nostra salute, ma anche l’ambiente, sarebbe bene evitare di consumare prodotti che contengono olio di palma, che sono tantissimi, anche in Italia. Per esempio aumentando il consumo di olio d’oliva, noci, semi e pesce ricchi di acidi grassi insaturi.

Tra i prodotti commestibili con olio di palma, quelli maggiormente acquistati, alimentari, ci sono questi:

  • biscotti, brioche, merendine industriali e torte confezionate
  • pani confezionati, morbidi e pan brioche
  • grissini, crackers, patatine e fette biscottate
  • pasta sfoglia industriale (pasta frolla, sfoglia, brisée, per pizza, pasta fillo)
  • focacce confezionate, salatini, snack e pizze surgelate
  • sughi pronti
  • dado
  • prodotti lievitati
  • cotolette impanate e prodotti surgelati con panatura
  • budini, sia pronti che in polvere
  • creme spalmabili
  • prodotti per l’infanzia e latte per neonati
  • integratori per donne in gravidanza.

Tantissimi anche i prodotti non alimentari in cui l’olio di palma è presente e può essere cancerogeno:

  • sapone
  • shampoo
  • creme corpo
  • dentifricio
  • rossetti
  • detersivi.

La scoperta dell’IRB apre la strada alla ricerca e allo sviluppo di terapie che bloccano specificamente le metastasi del cancro, “un processo che è quasi sempre causa di morte per cancro”, conclude la dott.ssa Gloria Pascual, ricercatrice associata presso il laboratorio Stem Cells and Cancer di IRB Barcelona e co-primo autore dell’articolo insieme alla dott.ssa Diana Domínguez.

In futuro, questo processo potrebbe dunque essere preso di mira con farmaci o piani alimentari attentamente progettati: nonostante ciò, gli esperti mettono comunque in guardia dall’adozione di diete fai da te in assenza di studi clinici. Naturalmente, i prodotti elencati sopra sempre più spesso vengono realizzati senza olio di palma, da aziende attente alla salute dei clienti: quindi, quelli che riportano la dicitura “senza olio di palma” possono essere tranquillamente consumati.