Il 19 maggio ricorre la Giornata mondiale delle malattie infiammatorie croniche intestinali, istituita per aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica su queste patologie e sui disagi che ne derivano, a livello fisico ma anche sociale.

Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino (MICI), come spiega l’Istituto Superiore di Sanità, sono la colite ulcerosa e la malattia di Crohn. Sono caratterizzate da una infiammazione cronica, cioè persistente, della parete intestinale, con conseguenti diarrea, dolore, debolezza e perdita di peso.

In tutte e due le malattie possono essere presenti infiammazioni anche in altre parti del corpo come articolazioni, cute, occhio e così via. I pazienti sono esposti a un rischio maggiore di cancro a colon e retto.

In Italia non si hanno dati ufficiali sulla loro diffusione. Si stima che globalmente colpiscano oltre 200mila persone. La malattia di Crohn è più frequente nei paesi occidentali. Si presenta soprattutto nei giovani di 20 – 30 anni, di rado dopo i 65 anni.

L’incidenza della colite ulcerosa varia da una nazione all’altra. Può insorgere a tutte le età ma di solito si manifesta nei giovani adulti. Sono sempre più numerosi i casi di entrambe le malattie in bambini e adolescenti.

Crohn e colite ulcerosa, antibiotici raddoppiano il rischio

Dopo i sessant’anni, tanto più frequenti sono le prescrizioni di antibiotici quanto più alto è il rischio di sviluppare malattie infiammatorie croniche intestinali, come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa. È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori del NYU Grossman School of Medicine che verrà presentato alle Digestive Disease Week, il meeting dell’American Gastroenterological Association.

La ricerca ha analizzato i dati di un database sanitario danese concentrandosi sulle persone con più di 60 anni che avevano ricevuto di recente una diagnosi di malattie infiammatorie croniche intestinali. “Crediamo che negli adulti i fattori ambientali siano più importanti di quelli genetici”, spiega uno degli autori dello studio, Adam S. Faye. “Se si guarda ai giovani con una diagnosi di malattia di Crohn o colite ulcerosa, c’è in genere una forte storia familiare. Ma ciò non si verifica negli adulti, perciò ci deve essere qualche fattore ambientale che innesca la malattia”, aggiunge.

L’attenzione dei ricercatori si è focalizzata quindi sugli antibiotici. Dalla ricerca è emerso che per ogni ciclo di farmaci assunto durante gli ultimi 5 anni si registrava un aumento del rischio di malattie intestinali. In particolare, per con un ciclo di antibiotici le probabilità aumentavano del 27%, con 2 cicli salivano del 55%, con 3 del 67%, con 4 del 96%, con più di 5 prescrizioni del 236%. Il legame è stato confermato per ogni classe di antibiotici, specie se erano usate per infezioni gastrointestinali.

I ricercatori avvertono che, in termini assoluti, il rischio rimane basso. Tuttavia, oltre all’antibiotico-resistenza, la scoperta aggiunge un ulteriore motivo di cautela nell’uso degli antibiotici. Naturalmente, “la corretta gestione degli antibiotici è importante, ma ciò non significa che evitare gli antibiotici a tutti i costi sia la risposta giusta”, avverte Faye.