Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Cincinnati ha scoperto che assumere giornalmente i mirtilli aiuterebbero a ridurre il rischio di incorrere in forme di demenza in tarda età ma anche a tenere bassi i livelli di insulina a digiuno.

Sulla base dei risultati pubblicati sulla rivista Nutrients, un gruppo di ricercatori dell’Università di Cincinnati, negli Usa, ha scoperto che il consumo giornaliero di mirtilli potrebbe davvero aiutare le persone di mezz’età a ridurre il rischio di incorrere in forme di demenza in tarda età.

I ricercatori stanno lavorando sui potenziali benefici contenuti in queste bacche ormai da diversi anni. Per valutare il loro impiego contro la demenza questa volta hanno coinvolto un campione sperimentale di 33 persone con un’età compresa tra i 50 e i 65 anni.

I ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di non mangiare i frutti di bosco per 12 giorni invitando un sottogruppo di persone ad assumere ogni giorno un mix di mirtilli in polvere equivalente a mezza tazza di frutti interi mentre altri assumevano placebo.

La successive analisi dei dati raccolti hanno dimostrato che chi aveva assunto mirtilli presentava i miglioramenti nelle attività cognitive oltre a un minor stress ossidativo e una maggiore longevità.

Il merito, hanno spiegato i ricercatori, sarebbe da attribuire alle abbondanti quantità di micronutrienti e antiossidanti contenute nei mirtilli.

Specialmente le alte concentrazioni di antociani: sostanze responsabili del loro tipico colore e capaci di difendere le piante dall’esposizione alle radiazioni e dagli agenti infettivi.

L’effetto degli antociani sul nostro organismo sono importanti perché contribuiscono a rafforzare l’efficienza dei processi cognitive, la memoria e il livello di attenzione.