Durante il cambio di stagione non raro imbattersi nei classici malesseri autunnali che scombussolano il nostro benessere. È il segnale che qualcosa non va e che dobbiamo prenderci cura di noi stessi facendo più attenzione. In questi casi le nostre mamme e nonne ci hanno sempre preparato del cibo in bianco, per alleggerire il processo di digestione.

Ma cosa vuol dire veramente mangiare in bianco? Da sempre associamo il cibo in bianco all’idea di benessere, perché pensiamo che mangiare un riso in bianco, una pasta senza condimento o una patata lessa sia salutare per riequilibrare il nostro organismo e aiutare la nostra digestione, ma non sempre è così.

Perché “mangiare in bianco” quando si sta male non è sempre la scelta giusta

Nella tradizione, mangiare in bianco è sinonimo di pasta o riso con olio extra vergine d’oliva, parmigiano oppure burro. Secondo gli esperti, in questo modo si perdono di vista quelli che sono i reali nutrienti degli alimenti in sé. Un pasto “in bianco”, infatti, può risultare pesante, vista la presenza del parmigiano o del burro. Questi ingredienti, in eccessive quantità, sono una bomba alimentare che vanno ad incidere negativamente sulla digestione.

La digestione, però, va aiutata evitando cibi particolarmente pesanti, mangiando poco e bene e favorendo gli alimenti che aiutano svolgimento delle funzioni digestive, come certi frutti o lo zenzero. Solo così si può risollevare il nostro organismo.

Cosa evitare? Tutto ciò che può “stressare” il nostro corpo o che appesantisce lo stomaco: meglio non consumare alimenti ricchi di grassi come salumi o insaccati, formaggi e latticini (yogurt e parmigiano fanno eccezione), cibi fritti, alcolici, caffè, pepe, peperoncino e spezie.

In tantissimi, poi, scelgono di mangiare in bianco come filosofia alimentare perché convinti di fare una scelta giusta per la salute. Abolire completamente i condimenti, però, per paura di sviluppare in futuro qualche patologia non è sano, anzi mette a rischio il proprio rapporto col cibo (spesso già conflittuale).