L’8 agosto 1956, un incendio scoppiato nella miniera di carbone del Bois du Cazier, presso Marcinelle, in Belgio, causa la morte di 262 persone. Tra loro ci sono 136 migranti italiani. I minatori restano intrappolati nelle gallerie senza via di scampo e vengono uccisi dalle esalazioni di gas. Le operazioni di salvataggio vanno avanti fino al 23 agosto. Inutilmente, perché non ci sono sopravvissuti.

L’incidente è il terzo per numero di vittime tra gli immigrati italiani all’estero dopo i disastri di Monongah e di Dawson, entrambi negli Usa, avvenuti rispettivamente nel 1907 e nel 1913.

I minatori in Belgio erano chiamati ‘musi neri’ a causa della polvere di carbone che ricopriva i loro volti. Erano poverissimi e vivevano in baracche che pochi anni prima avevano ospitato i prigionieri sovietici dei lager tedeschi e poi, dopo la sconfitta, gli stessi prigionieri tedeschi .

Dall’Italia arrivarono in Belgio nel dopoguerra 140.000 lavoratori, grazie anche ad un accordo “uomo-carbone” tra i governi: l’Italia inviava mille minatori a settimana in cambio di 200 chili di carbone al giorno per emigrato