Meno sale più salute: la raccomandazione dell’ Iss

79

Una delle principali cause delle malattie croniche, in Italia e nel mondo, è costituita da una serie di fattori dietetici, tra cui bisogna annoverare l’eccessivo introito di sodio e l’insufficiente assunzione di iodio . Il primo contribuisce all’ipertensione arteriosa e alle malattie cardiovascolari ed è associato al cancro dello stomaco e all’osteoporosi; il secondo può provocare un’ampia serie di disturbi, dai deficit intellettivi nei nati da madri che hanno ricevuto un insufficiente apporto di iodio durante la gravidanza a vari tipi di disturbi tiroidei. La grave carenza di iodio nella vita fetale e neonatale può provocare l’arresto della maturazione dell’encefalo con deficit intellettivi, sordomutismo e paralisi spastica, fino al cretinismo, ma anche la carenza lieve o moderata compromette le funzioni cognitive e motorie.

Il sodio viene introdotto nell’organismo con il sale usato per conservare, cucinare e condire gli alimenti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di non superare il consumo giornaliero di 5 g di sale (pari a 2 g di sodio), ma in Italia l’Health Examination Survey, nel cui ambito sono state analizzate le urine delle 24 ore su campioni rappresentativi della popolazione di 35-79 anni, ha evidenziato che il 96% degli uomini e l’86% delle donne assumono una quantità di sodio eccessiva e il consumo medio in questa fascia di età è di 11 g negli uomini e di 8 g nelle donne.

Tra il 2016 e 2019 quasi 6 su 10 hanno fatto attenzione o cercato di ridurre la quantità di sale assunta a tavola, nella preparazione dei cibi e nel consumo di quelli conservati. E’ quanto emerge dai dati della sorveglianza PASSI pubblicati dall’Istituto superiore di sanità.

Sulle base delle interviste fatte a circa 130.000 persone, è emerso che il 71% fa uso di sale iodato, percentuale vicina all’85-90% raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Questi risultati sono coerenti con la sorveglianza fatta dall’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (Osnami) presso l’Istituto Superiore di Sanità che, sulla base della concentrazione urinaria di iodio in un campione di bambini in età scolare residenti in nove regioni italiane, ha dimostrato il raggiungimento della iodosufficienza nel nostro Paese. Inoltre, le ecografie della tiroide fatte negli stessi bambini hanno mostrato la progressiva scomparsa del gozzo in età scolare in tutte le regioni, un indicatore questo di iodosufficienza stabile nel tempo.

Ora l’impegno, commenta l’Iss, dovrà proseguire per avere una sempre maggiore riduzione della frequenza delle malattie legate alla carenza di iodio (gozzo, noduli, ipotiroidismo congenito, tumori tiroidei più aggressivi) con azioni mirate ed efficaci.